In Italia ci sono stati giornalisti coraggiosi finiti ammazzati come Beppe Alfano ucciso con tre pallottole, di cui una in bocca. I giornalisti coraggiosi rimasti sono pochi, sono un facile bersaglio. Prima vengono diffamati, poi isolati, anche dalla loro categoria, e spesso sono uccisi. Dopo la loro morte l’informazione di regime li sottera con grande velocità. Un po’ si vergogna, ma in fondo è soddisfatta.
In Italia per scrivere la verità o per applicare la legge bisogna essere eroi. Molti si scoraggiano, si adeguano, si ritirano. Non ha un futuro un Paese in cui neppure le morti di Falcone, Borsellino e di Livatino scuotono l’opinione pubblica. Non ha un futuro un Paese in cui i condannati si rifiugiano in Parlamento e ci irridono.
I giornalisti che ancora danno dignità a questo Paese con la loro voce vanno protetti dagli sciaccalli di regime, dai killer della parola. Nessuno tocchi il soldato Travaglio e chi rischia la sua vita per noi per amore di verità.
“Caro Beppe,
sto guardando la puntata di Annozero sul V2 day e l’informazione, e mi ha molto colpito ciò che è stato detto sulle nostre liste civiche e sulla loro presunta influenza, ma ciò che mi ha sconvolto è stato l’ennesimo riferimento agli attacchi qualunquisti del V2 day ai giornalisti. In studio un giornalista comincia a dire “che i giornalisti non sono tutti uguali, anzi ricordiamo che in Italia abbiamo gente come Abbate, Capacchione e Maniaci che rischiano la propria vita per quello che scrivono e addirittura sono morti dei giornalisti uccisi dalla mafia e dal terrorismo”.
Ad ascoltare queste parole sono saltata dalla sedia perchè sono stanca di sentire dire che mio padre è stato un eroe per il suo coraggio e la sua indipendenza, perchè sono convinta che se mio padre e gli altri suoi colleghi non fossero stati soli a scrivere e raccontare certe cose, sicuramente non sarebbero stati nè uccisi nè eroi.
Come è noto, mi trovo al centro di una singolare vicenda giuridica sull’assegnazione del secondo seggio di deputato di lista regionale oltre a quello riservato al presidente eletto attraverso le c.d. liste regionali.Ho letto con interesse e stupore alcune opinioni riportate in questi giorni dalla stampa locale in merito alle quali vorrei fare alcune considerazioni per contribuire alla chiarezza della questione giuridica e per fugare argomentazioni fumogene dispensate ad arte.
L’assegnazione del seggio riservato al principale concorrente del presidente vincitore, trova i suoi riferimenti nelle “Norme per l’elezione del Presidente della Regione Siciliana a suffragio universale e diretto”: “Viene altresì proclamato eletto deputato regionale il capolista della lista regionale che ottiene una cifra di voti validi immediatamente inferiore a quella conseguita dalla lista regionale risultata più votata“.
Il seggio, stando alla legge, dovrebbe essere assegnato alla signora Finocchiaro, avendo ottenuto il maggior numero di voti inferiori a quelli ottenuti dalla lista vincente e avendo concorso alla presidenza della regione in qualità di capolista di una lista regionale.
La norma non contempla, però, le eventuali dimissioni del secondo classificato così come altre ipotetiche fattispecie. Se le annunciate dimissioni della signora Finocchiaro dovessero essere confermate, le ipotesi sinora prese in considerazione dalla stampa per l’assegnazione del seggio di deputato regionale sarebbero le seguenti:
Sono felicissima per tutto quello che abbiamo fatto in così pochissimo tempo e con solo la nostra buona volontà e onestà. Abbiamo lottato contro la stampa, contro l’indifferenza, contro chi per ignoranza e superficialità, anzichè stare dalla nostra parte si interrogava sul nostro programma. A loro vorrei dire che gli alibi non sono sinonimo di dignità e di maturità. Non abbiamo sbagliato noi a pretendere di poter votare con dignità e orgoglio; ha sbagliato chi non ha avuto umiltà e ha pensato che i voti siano appannaggio di pochi; abbiamo cercato in tutti i modi di far riflettere “qualcuno” che insieme a noi avrebbe avuto un appoggio non indifferente e soprattutto avrebbe continuato a riscuotere consensi dalla società civile. Rivendico con orgoglio di aver accettato la proposta dai meetup. Lo rifarei immediatamente, anzi con il senno di poi mi rendo conto che sono stata troppo “morbida” nei confronti di chi mi ha accusato senza conoscere i fatti o addirittura lo ha fatto per essere protagonista del nostro sito. Non ho replicato a certe accuse per non stordire chi legge il sito, ma ora sento di dover rispondere a chi gratuitamente e con cattiveria hacercato di denigrarmi; la mia battaglia antimafia l’ho condotta con assoluta chiarezza e determinazione , senza guardare in faccia nessuno.Lo stesso non posso dire di chi mi accusa. Sono stata una voce fuori dal coro e in questo sono rimasta da sola, non ho accettato mediazioni da parte di nessuno: preti, magistrati, giornalisti…
Possono dire lo stesso i professionisti dell’antimafia e del giornalismo? dover’ano costoro quando ho denunciato fatti e personaggi? Sono piuttosto bravi nel seminare veleni e falsità ma ho capitpo che è gente che vive di luce riflessa e ha tentato di accaparrarsi paternità di battaglie a cui hanno partecipato, ma non hanno condotto. Adesso voglio ringraziare tutti per questo incredibile successo, i ragazzi dello staff, i meetup e soprattutto le MIGLIAIA di siciliani che in silenzio hanno lavorato per fare conoscere il nostro movimento. Ringrazio con grande senso di responsabilità le quasi 70.000 persone che ci hanno votato e nei loro confronti ho dei doveri che assicuro non verranno meno. Ringrazio infine la mia famiglia, il mio compagno che mi ha aiutato consentendomi di poter vivere una simile esperienza e i miei figli che con maturità hanno accettato la mia assenza senza mai farmela pesare.
Da oggi in questa terra a volte così amara e incomprensibile, esiste una nuova realtà politica fatta di uomini e donne che vogliono essere orgogliosi del loro essere siciliani. Continueremo a crescere giorno dopo giorno con il solo obiettivo di ridare dignità e voce ai siciliani, per liberarli da uno stato di sudditanza dalle promesse clientelari. Lasciatemi però dedicare questo successo iniziale a chi non c’è più e soprattutto ai giovani siciliani che ancora vivono in Sicilia, ma soprattutto a quelle migliaia di giovani che sono costretti a vivere fuori dalla Sicilia.
Un forte abbraccio a tutti.
In materia di giustizia, il quinquennio berlusconiano fu caratterizzato dalle leggi ad personam. La legislatura in scadenza, invece, passerà alla storia per l’indulto (che doveva svuotare le carceri e che, piuttosto, ha offerto un abbuono di tre anni di carcere ai criminali dal colletto bianco) e per la guerra intrapresa dalla casta politica contro alcuni magistrati senza padroni: Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Sapete che io e non tanti altri ci siamo spesi fin da subito nel tentativo di impedire le rappresaglie del sistema contro i due magistrati. Sapete anche che De Magistris, se la Cassazione non porrà rimedio alla vergognosa decisione del Csm (vicepresieduto dallo smemorato di Montefalcione, come Salvatore Borsellino ha ribattezzato Nicola Mancino), è stato abbattuto dal sistema, con voto trasversale (a guardar bene, la stessa trasversalità del voto sull’indulto). Per Clementina Forleo la casta ha lo stesso progetto: il 27 giugno il Gip di Milano sarà sotto processo disciplinare davanti alla prima commissione del Csm, perché secondo la procura generale della Cassazione l’ordinanza con cui ha chiesto alle Camere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni di alcuni parlamentari coinvolti nelle scalate bancarie del 2005, tra cui D’Alema e La Torre, sarebbe “abnorme”. [Più informazioni →]
Auguri di buona Pasqua a tutti: a Titta Scidà per la sua saggezza e profondità di pensiero e per la sua nobiltà d’animo; a chi si è battuto con determinazione per far nascere questo progetto che è diventato realtà ; a tutto lo staff e ai cordinamenti provinciali che con grande dedizione stanno lavorando 20 ore al giorno; a chi si è aggregato con entusiasmo e sta condividendo con noi momenti di entusiasmo e momenti di duro lavoro; a chi non ha più una vita normale e passa tutto il suo tempo a risolvere problemi e ad [Più informazioni →]
Chiedo a tutti i politici e gli amministratori accecati dalla frenesia di questa campagna elettorale di fermarsi a riflettere per un istante. A Messina, precisamente a Giampilieri, vive un uomo che da cinque mesi è bloccato nella propria abitazione. Il suo ascensore è stato distrutto da un alluvione e da allora nessuno si è più preoccupato della sorte di Giuseppe Quattrocchi.
Ho fatto visita a Giuseppe in questi giorni non per fini elettorali e per raccogliere consensi ma perché alcune persone di Messina mi hanno informata della situazione e chiesto aiuto. Non posso fare a meno di farmi carico della situazione di Giuseppe perché le istituzioni e la politica lo stanno costringendo ad un lento e doloroso calvario. Sono schifata ed indignata da tutti quei politici pieni di buoni sentimenti davanti alle grandi adunate elettorali ma che scompaiono di fronte ad una persona che ha davvero bisogno del loro aiuto. Giuseppe Quattrocchi non è un bacino di voti appetibile e cosi lo si condanna a restare rinchiuso nella sua casa. Ai politici non importa nulla dei nostri problemi ed è per questo che chiedo ai cittadini di Messina, che già in passato hanno dato prova della propria sensibilità, di aderire alla sottoscrizione da noi avviata . Servono sette mila euro per poter permettere a Giuseppe di tornare a camminare per le strade e di ricominciare a vivere.
Le coordinate per poter donare sono:
Banca Antonveneta Ag. 4 Viale Europa Messina
Numero di conto corrente 10789x intestato a Quattrocchi Vincenzo
Se una delle due più forti candidature d’apparato avesse successo, il prossimo presidente della Regione Siciliana sarebbe catanese. Non catanese di nascita, giacché né Finocchiaro né Lombardo sono nati in quella città, ma come espressione diretta del sistema di potere trasversale che domina le cose alle falde dell’Etna.
Oggi Catania, amministrata negli ultimi dieci anni da giunte di centrosinistra e (soprattutto) di centrodestra, è una città in grandissima difficoltà, quasi in apnea: casse comunali al dissesto, grandi fette del territorio in condizioni materiali di inaccettabile invivibilità, speculazioni affaristiche che non trovano ostacoli, presenza ectoplasmatica degli organismi di controllo che dovrebbero garantire la tutela della legalità, disarmante contiguità fra poteri legali e poteri illegali.Dunque, quel sistema si vorrebbe impiantare anche alla guida della Regione.Su quest’ipotesi sembra esserci il black-out non solo ad opera degli organi di informazione ma More…anche da parte della classe intellettuale della nostra terra. Non è un caso: la situazione catanese è esempio mirabile della penosa condizione della libertà d’informazione e dell’osmosi fra controllo dei media e affarismo dilagante.
Grazie Benny, non solo per il profondo gesto di amicizia dimostratomi con questo video, ma soprattutto per il coraggio e la coerenza.
Benny Calasanzio è siciliano ma studia e lavora al Nord. Quanti come Benny se ne sono già andati e quanti se ne andranno? Tanti, troppi. Adesso basta! Il processo di cambiamento è già iniziato e nessuno lopotrà fermare. Dobbiamo esserne tutti protagonisti; lo dobbiamo a Benny e a tutti quelli che se ne sono andati convinti che qui non c’è più speranza. Devono tornare, questa è la loro terra, la nostra terra; qui c’è il sangue e il sudore dei nostri genitori e dei nostri nonni, e che ci hanno trasmesso l’orgoglio e la fierezza di essere siciliani. non dobbiamo andare via noi, se ne devono andare tutti coloro i quali hanno fatto della loro vita una scuola di politica clientelare.