Produzione di energia pulita
Postato il 10 Marzo 2008 di admin
Realizzazione di grandi centrali di produzione di energia pulita, alternative alle centrali termoelettriche o nucleari, a cominciare dalla tecnologia del solare termodinamico (“Archimede”) già proficuamente utilizzata in Spagna, e progressiva dismissione di tutte le centrali elettriche alimentate con qualunque combustibile solido, liquido o gassoso ad esclusione dell’idrogeno e la sostituzione delle stesse con impianti alimentati da fonti di energia rinnovabili (ma non con fonti falsamente “assimilate” alle rinnovabili quali i rifiuti, il gas liquido ed il petcoke).










Ciao volevo segnalarvi i post di donato didonna
nei suoi post da le direttrici di uno sviluppo economico in Sicilia.
Questo è quello che propone per l’energia,:
http://www.rosalio.it/2007/11/15/ecco-come-1-energia-pulita/#more-2583
Praticamente propone un Piano Strategico Regionale di sviluppo e riscatto sociale economico e ambientale.
Dategli un’occhiata e in bocca al lupo
Per tutto quello che riguarda questa sezione energia, è necessario che venga stabilito un Piano Energetico Regionale, per stabilire gli obiettivi a lungo termine di sviluppo del sistema energetico.
Si tratta proprio di una strategia di riduzione progressiva, come da voi indicato, dell’uso di combustibili fossili.
Anche se non mi piace dirlo, però, un piano energetico deve tenere conto anche di due altri aspetti, oltre a quelli ambinetali: il costo dell’energia prodotta (non può costare troppo all’utente…e con un rapido e massiccio ricorso a fonti di energia per lo più ancora non economicamente competitive il rischio c’è) e la riduzione della dipendenza energetica dall’estero (cioè, in concreto, dai combustibili fossili provenienti dall’estero).
Dico questo ( e quello che ho scritto nella sezione delle energie alternative) non per frenare gli entusiasmi, ma per dire che la transizione può essere si accelerata ma deve per forza essere graduale, e che fattori diversi da quelli puramente ambientali possono rendere necessarie tappe intermedie in cui i passi avanti sono minori di quelli desiderati.
Un piano energetico regionale è stato in realtà già presentato dalle università siciliane, ma non è stato approvato. Non so cosa prevedesse, a dire il vero, ne perchè si sia arenato.
La realizzazione di grandi centrali, siano esse a carbone o solari, pone comunque un problema di “governance”, ovvero istituisce di fatto un potere centralizzato. Il sistema energetico attuale si configura esattamente in questo modo.
La rivoluzione consisterebbe nel distribuire anziché concentrare. Intendo dire che bisognerebbe stimolare poitiche energetiche tali per cui ognuno si produce quella di cui ha bisogno. Parole chiave: flessibilità e capillarità.
E’ finito il tempo dei mega-impianti…
Sono abbastanza d’accordo sulle scelte che coinvolgano le energie solari, eoliche e marittime, ma voglio sottolineare un lieve errore da correggere all’inizio di questa pagina:
“….progressiva dismissione di tutte le centrali elettriche alimentate con qualunque combustibile solido, liquido o gassoso ad esclusione dell’idrogeno….”
Qualche maligno zichichiano potrebbe interpretare nel senso che l’idrogeno sia un combustibile solido o gassoso. Ebbene correggete perchè l’idrogeno NON e’ un combustibile ma solo una mezzo di stoccaggio, che si presenta efficiente, per immagazzinare l’energia in eccesso prodotta da altre fonti. E’ come un grande magazzino dove una società accumula le merci da vendere in attesa degli acquirenti, NON e’ una merce.
Se abbinato a processi efficaci di produzione di energia pulita come potrebbe essere, ad esempio, la forza delle maree ecco che l’idrogeno si potrebbe presentare come valida alternativa alle attuali batterie per automobili. Se invece fosse abbinato alle attuali fonti fossili e atomiche di produzione nulla aggiunge o toglie alla produzione di inquinamento vario a queste ultime associato.
Il discorso si dovrebbe approfondire comunque e abbisognerebbe di sforzi collettivi e decisioni radicali di tipo POLITICO a larga partecipazione di massa per vedere buoni risultati.
Salve,
le risposte alla “questione energetica” non possono venire da idee od opinioni più o meno corrette od innovative, ma da ineludibili regole universali come i principi della termodinamica! Purtroppo a parlare a sproposito su energia e ambiente c’è troppa gente che ignora totalmente limiti e criticità delle tecnologie di conversione dell’energia. Finchè non ci si renderà conto che lo sfruttamento dell’energia ai fini del benessere umano è un tema che va affrontato con serio rigore scientifico non si potrà nemmeno fare politica energetica corretta oltre che relstiva ai bisogi umani, corretta nel senso matematico del termine. Le discussioni su energia e ambiente sono sempre (stavo per scrivere “spesso”) colme di lacune e bugie. Le leggi a favore di una o di un’altra fonte energetica denuciano i limiti della classe politica che finora ha trattato la materia. L’ignoranza energetica ed ambientale è il vero limite allo sviluppo sostenibile. Per esempio sul tema del solare termodinamico di Rubbia nessuno, anche qui, dice che è una tecnologia applicata alle grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato gas-vapore dove il combustibile impiegato è comunque di origine fossile. Il sole preriscalda attraverso pannelli solari l’acqua di alimento del ciclo vapore conseguendo così un considerevole risparmio di combustibile fossile della turbina del ciclo gas che alimenta il ciclo vapore(in pratica si tratta di aumento del rendimento del ciclo combinato e non di una tecnologia sostitutiva di quella che impiega le fonti fossili) il vero vantaggio sta nel fatto che è una tecnologia di facile applicabilità al parco centrali esistente nell’attesa di migrare a nuove soluzioni. Il solare a concentrazione per esempio, che poi è il passo successivo, consente indubbi vantaggi ma a spese dell’impatto pesagistico e sull’ecosistema. Grandi distese di specchi “ustori” (eliostati) che convergono per riflessione la luce solare su un unico fuoco ove si trova un captatore a concentrazione che attraverso uno scambiatore di calore produce vapore per una turbina… opera non da poco se confrontata al precario equilibrio di ecosistemi (fauna, avifauna etc.) già messi alla prova da strade e linee ferrate ed elettrodotti! Limiti e criticità ineludibili per leggi universali! Esiste la possibilità solo di rallentare il degrado a cui l’esistenza è condannata e ciò può farsi solo con il risparmio energetico ma non quello intellettuale. La politica è chiamata oggi a fare lo sforzo intellettuale di rimettersi alla scienza e alla tecnica per non mentire o illudere
Splendida trasmissione di Report, “L’altro modello”, molto in sintonia con questo programma:
http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report^23^66630,00.html
- In riferimento a quanto scritto da Michele:
non è assolutamente detto che la tecnologia del solare termodinamico debba essere complemento ad energia fossile. Nel progetto archimede era stato presentata così, come impianto dimostrativo, ma può benissimo funzionare senza alcun ricorso ad alcuna fonte fossile.
Se devo dire la verità, non so esattamente cosa ha fatto Rubbia in Spagna, ma ti posso assicurare che esistono (o sono esistiti) impianti dimostrativi solari termodinamici del tutto indipendenti da fonti fossili. Questo tipo di tecnologia rinnovabile, peraltro, a differenza del fotovoltaico e dell’eolico, presenta il vantaggio di poter fornire energia in maniera disaccoppiata dalla disponibiltà della fonte energetica (sole e vento, in quei casi), grazie al ricorso a grossi accumuli termici che fanno da serbatoi di stoccaggio dell’energia.
Poi, in realtà, è anche vero che anche fotovoltaico ed eolico possono essere disaccoppiate dalla disponibilità della fonte, ma bisogna scomodare idrogeno e celle a combustibile che sono ancora un pò indietro.
- In riferimento a quanto scritto da Massimiliano:
Sono d’accordissimo con te che la grande svolta è quella di decentrare la produzione energetica…ma è difficile pensare che si possa riuscire ad eliminare del tutto la produzione centralizzata, date le necessità di continuo bilanciamento , nella rete, tra energia prodotta ed energia consumata.
E’ già difficile farne a meno immaginando di fare un balzo mentale in un futuro in cui si riuscirà ad utilizzare in maniera discretamente efficiente l’idrogeno per immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fotovoltaico, eolico, maree quando non serve per riaverla a disposizione quando serve…a maggior ragione è impensabile farne a meno adesso che l’idrogeno e le celle a combustibile devono ancora consolidarsi.
il signor maira era imporrato nella Rete di Leoluca Orlando ex DC, ed è stato pure consigliere di quartiere… e meno male che non dovevano avere MAI avuto incarichi politici!
Cara Sonia
Anch’io ho visto Report e l’inchiesta effettuata in Germania relativamente alle energie rinnovabili. Purtroppo la trasmissione non mi raccontava niente di nuovo.
Sono reduce da più di un anno di studi, ricerche, incontri, valutazioni di costi, ipotesi di fattibilità ed altro relativi alla possibilità di realizzare un piano a livello italiano per quanto rigurda il fotovoltaico. Per l’esattezza sono stati valutati i costi per realizzare una filiera produttiva che parta dal silicio metallurgico (in pratica la sabbia), fino ad arrivare alla produzione del pannello fotovoltaico, passando per le raffinerie di silicio, le macchine e gli impianti per la realizzazione delle celle solari e le macchine e gli impianti per fabbricare il pannello (cioè l’insieme delle celle solari opportunamente collegate). Tutto questo per produrre ogni anno sistemi per 1200 Mwatt picco di energia elettrica. Questa filiera potrebbe, in dieci anni, oltre a creare più di 20.000 posti di lavoro, produrre sistemi fotovoltaici (minicentrali da pochi mwatt) per soddisfare il 10% del fabbisogno energetico italiano. Questo a costi pienamente sopportabili da un paese come l’Italia (fra 10 anni quanto costerà il petrolio ?)
Ho incontrato, assieme ad altre persone interessate di Modena e Bologna, politici di primo piano, uomini di scienza, ricercatori del CNR, importanti centri di studio e ricerca per l’energia, industrie del settore.
Si parla di Germania dove il sole fornisce la metà dell’energia del sole del nostro Sud. Quindi l’Italia potrebbe spendere la metà della Germania per produrre la stessa quantità di energia da fotovoltaico. Questo è il punto.
Report, purtroppo, non ha affrontato alcuni temi che sono:
- prezzi elevati del silicio dovuti al monopolio che hanno una decina di multinazionali (almeno 5 volte il costo industriale)
- domanda di silicio tripla dell’offerta per cui, anche volendo, in Italia non siamo in grado di installare una quantità significativa di fotovoltaico (almeno 1 Gwatt picco/anno) se non a prezzi fuori di testa
- presenza controproducente degli incentivi statali (i pannelli sono aumentati del 40% negli ultimi 3 anni per cui per piccoli impianti si pagano più di 8.000 Euro a Kwatt nonostante il dollaro si sia svalutato del 40%).
- assenza di una iniziativa italiana (anche a partecipazione statale) che produca grosse quantità di silicio di grado solare per poter dimezzare il costo del fotovoltaico (si può fare)
- disinteresse dei politici di qualsiasi colore e schieramento(posso affermare ciò viste le esperienze vissute) compreso quelli che si dichiarano favorevoli
- impossibilità di creare in Italia microcentrali non solo perchè la rete fornisce ma non riceve (come diceva Milena Galbanelli) ma soprattutto perchè le aziende fornitrici di energia non saprebbero come lucrare.
Comicamente (ma siamo in Italia e non è un luogo comune) si propone ancora il nucleare spendendo un sacco di soldi per studi, analisi di impatto ambientale e quant’altro senza peraltro realizzare nulla in quanto non avranno l’appoggio della popolazione. Come il ponte sullo stretto o il buco in Val di Susa, la Tav (costata quante volte in più rispetto a quella francese ?), il nucleare sarà un modo per spendere qualche miliardo di euro solo di studi, senza realizzare nulla.
Il nucleare è prima di tutto costoso ed è un modo vecchio di produrre energia. Un modo che non avrà futuro.
L’Italia intera e soprattutto la Sicilia ha il sole, ma non viene ancora minimamente sfruttato.
Saluti
Alessandro
Per rispondere a Salvatore Gagliano, come effettivamente chiarito nel mio intervento è vero che la tecnologia del buon Rubbia può essere disgiunta dal repowering di impianti fossili combinati Turbogas-vapore (…il sistema di eliostati e captatore solare). Esiste da diversi anni un impianto dimostrativo a Catania presso Adrano, la centrale Eurelios, che dopo qualche mese di funzionamento è stato fermato e mai più messo in funzione. Ho dato il mio personale contributo al tentativo di rivalutare il sito restaurando l’impianto e potenziandolo, iniziativa però che si è fermata per le solite noie burocratiche. Si tratta comunque di tecnologie leggere (come il fotovoltaico e l’eolico) per le quali una attenta analisi del ciclo di vita (analisi LCA, exergetica, termoeconomica) ne denuncia i limiti nel senso della reale sostenibilità ambientale e la convenienza termoeconomica, per esempio si considerino i costi energetici investiti e il ritorno energetico o il rapporto peso installato su energia prodotta. La maggior efficienza energetica determinata dal fattore di scala legato alla potenza di un impianto di conversione dell’energia farebbe pensare che rispetto a tante piccole centrali è meglio una grossa centrale (vi prego non fermatevi qui con le critiche e continuate a leggere) multicombustibile, integrata da applicazioni come quella di Rubbia, … Questa non è un’opinione ma un dato di fatto in senso termodinamico, non si tratta di scelte politiche (si attende sana critica). Un impianto combinato di alta potenza raggiunge efficienze prossime al 60%, se poi se ne sfrutta il calore reso all’ambiente per usi cogenerativi, tale valore aumenta. E ancora, si può associare la tecnologia solare di Rubbia… senza contare che questi impianti possono funzionare ad idrogeno (qualore l’idorgeno fosse una fonte di energia… mah!) o prestarsi all’impiego della gassificazione di biomassa con la quale produrre del buon biogas (si dovrebbe organizzare un ferreo sistema di collettamento dei rifiuti organici magari prevendendo un sistema d’incentivazione economica a livello territoriale). Ci sarebbe tanto da lavorare, ma mancano le intelligenze nei posti giusti come ho potuto verificare di persona incontrnado e parlando con diversi neoeletti. Siamo in balia di decisori incapaci, gretti e beceri il cui unico scopo è l’affermazione del loro potere e l’accaparramento della poltrona. Saluti