MAFIA E STATO
Riporto alcuni passaggi di uno straordinario articolo firmato da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola dal titolo “L’infiltrato speciale” tratto da “la voce delle voci” in edicola dal 6 giugno (www.lavocedellevoci.it). L’obiettivo è quello di far conoscere a tanti i retroscena politici come l’ultimo arruolamento di Renato Farina, alias Betulla, la capacità di infiltrazione dei poteri forti all’interno delle associazioni antimafia, il siparietto della mancata perquisizione al covo di Riina, a Palermo in via Bernini, e le cui responsabilità vanno addebitate al Generali Mori e ad una parte delle istituzioni . Vengono affrontate le varie deposizioni di diversi pentiti che definiscono la mancata perquisizione come una “mossa studiata a tavolino”.
Interessantissima la ricostruzione del Col. Riccio circa la collaborazione con il boss Luigi Ilardo e l’uccisione dello stesso avvenuta pochi giorni dopo il suo pentimento. Da lasciare senza fiato ciò che dice lo stesso Col. Riccio in merito all’incontro tra Ilardo e Mori: “Quando lo portai a Roma da Mori - racconta Riccio - Ilardo gli disse: in certi fatti la mafia non c’entra, la responsabilita’ e’ delle istituzioni e voi lo sapete. Io raggelai”.
Insomma ci sono veramente tanti elementi, dati di fatto che ancora una volta ci fanno sbattere la testa contro una dura e amara realtà: LO STATO NON HA MAI VOLUTO COMBATTERE LA MAFIA, NON HA MAI VOLUTO CHIUDERE LA PARTITA.
A voi le notizie tratte dall’articolo di cui sopra:Quando la notizia venne battuta per la prima volta dalle agenzie, non pochi addetti ai lavori stavano per saltare sulla sedia: lui, Renato Farina, l’agente Betulla dei servizi segreti militari, sarebbe stato candidato alla Camera col Popolo delle Liberta’ di Silvio Berlusconi. Dice un esperto come Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa al Senato e docente di strategia militare: «da quando esiste questo Paese, sono stati sempre i Servizi a dettare la linea ai governi e non certo il contrario, come si vorrebbe far credere».. La storia di Renato Farina, che oggi legifera in nome e per conto degli italiani, la dice lunga sul livello di infiltrazioni e di inquinamenti che, soprattutto grazie all’attivita’ dei servizi segreti, e’ in atto gia’ da tempo nel Paese. Un’altra vicenda che vi raccontiamo in queste pagine mostra fino a che punto si sia spinta la presenza di “infiltrati speciali” non solo nei livelli istituzionali, ma perfino nelle strutture deputate al contrasto dei poteri mafiosi. E ancora una volta a reggere le fila del meccanismo perverso erano due giornalisti: Guglielmo Sasinini (arrestato nell’ambito delle inchieste sugli spionaggi illeciti di casa Telecom) ma soprattutto il suo collega e sodale Francesco Silvestri. Per anni corrispondente - come Sasinini - di Famiglia Cristiana, Silvestri e’ stato al tempo stesso collaboratore di lungo corso del periodico siciliano Narcomafie, che fa capo al gruppo Libera di don Luigi Ciotti. Su Narcomafie Silvestri pubblicava articoli scritti a quattro mani con Stefano Caselli, figlio dell’allora procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli. Una storia che, grazie ai collegamenti provati di Sasinini e Silvestri col generale del Sisde Mario Mori, va terribilmente ad incrociarsi con quella mancata perquisizione del covo di Toto’ Riina dal quale sono spariti nomi, cognomi e trame degli ultimi trent’anni della storia d’Italia. Il 16 giugno inizia a Palermo il processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinnu, accusati di favoreggiamento aggravato: non avrebbero arrestato il boss Bernardo Provenzano, nel 1995, pur avendone tutte le possibilita’ (lo stesso Mori ha per ora “schivato” un altro macigno pesantissimo, il non aver controllato per ben due settimane il covo di Toto’ Riina dopo la cattura, consentendone una perfetta “ripulitura”, carte bollenti comprese). Quella sui mandanti occulti degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino 16 anni fa. Cerchiamo di mettere insieme i tasselli d’un mosaico fatto di sangue e complicita’, provenzano e i carabinieri Cominciamo con un verbale d’interrogatorio rimasto finora inedito, grazie al quale possiamo avere informazioni utili sia sul mistero del covo di Riina che su Provenzano.
8 novembre 2002. A parlare davanti all’ex procuratore di Palermo Piero Grasso e a diversi altri inquirenti (Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo) e’ uno dei collaboratori di giustizia di maggior peso, Antonino Giuffre’. Su Provenzano: «Per anni e’ girata la voce, a Catania, che Provenzano fosse confidente dei Carabinieri e che, in particolare, i contatti fossero tenuti direttamente dalla moglie. «Circa la mancata perquisizione della casa di Toto’ Riina, subito dopo il suo arresto, in effetti ricordo che venne commentata con Provenzano l’anomalia del ritardo della perquisizione e della possibilita’ concessa a Riina di ripulire il tutto. Ritengo che il discorso sia stato pilotato a tavolino. Nel momento in cui ci danno il tempo ai familiari di andarsene, di ripulire tutto, mi consenta, abbiamo ben capito un pochino tutti che il discorso era… tutto il discorso e’ stato perfettamente pilotato. Automaticamente gia’ nel momento in cui io entro dentro la casa di Riina e mi impossesso, io ho un’arma gia’ di ricatto nelle mani e per quanto riguarda Cosa Nostra e per quanto riguarda principalmente tutte le attivita’ esterne politiche imprenditoriali e via dicendo. Ci potevano stare (nel covo, ndr) delle tracce, degli appunti che potevano portate agli stessi… perfettamente… cioe’ a funzionari dello Stato, a ministri… cioe’ a discorsi, a discorsi ben in alto, cioe’ fatti e non chiacchiere, percio’ c’era interesse, mi permetto di dire, un piano ben preciso».. Ecco cosa verbalizza un altro pezzo da novanta di Cosa Nostra, Giovanni Brusca: «C’erano documenti, appunti, conteggi, atti notarili». E riferisce di un incontro con un altro uomo di rispetto, Michelangelo La Barbera, che gli confida di «aver ripulito per bene il covo, bruciando biancheria, corredi e quant’altro, e di aver conservato argenteria, quadri e altro materiale in un garage». Ancora piu’ circostanziata la testimonianza di Giusy Vitale, sorella di Vito, che per anni ha lavorato spalla a spalla con lo stesso Brusca. «Mio fratello ha lasciato intendere - sottolinea - che c’erano delle cose che se venivano trovate… addirittura mi ha fatto capire come se… saltava anche lo Stato in aria… succedeva un finimondo». E rammenta di aver sentito parlare il fratello con Brusca e altri mafiosi di «documenti che valevano piu’ dell’oro», che «c’erano cose molto scottanti», che «succedeva un grande casino se veniva scoperto». Eppure quel covo non venne perquisito, ne’ controllato. Nulla di nulla, per la bellezza di quindici, interminabili giorni. «Perche’ i militari erano “stressati, sfiniti dopo tanti giorni di appostamento», e’ stata al processo la massima trincea difensiva eretta da Mori. «Perche’ Riina portava tutto nel suo borsello», L’ARRIVO DI CASELLI Un giorno che passa comunque alla storia, quel 15 gennaio 1993. Viene assicurato alla giustizia il boss dei boss, Toto’ Riina. E sbarca a Palermo il nuovo procuratore capo, Giancarlo Caselli.. A tre anni da quel fatidico ‘93, il procuratore Caselli si ritrova faccia a faccia con un pentito che conta, e che, soprattutto, racconta. Da infiltrato. E’ la storia di Luigi Ilardo, L’incontro si svolge a Roma. Sono presenti, con Caselli, il procuratore capo di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, e l’onnipresente Mori. Ad organizzare il summit, il colonnello dei carabinieri Michele Riccio - per anni collaboratore del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa -, autore di un paziente, lungo lavoro per arrivare alla cattura di Provenzano tramite la collaborazione di Ilardo. «Quando lo portai a Roma da Mori - racconta Riccio - Ilardo gli disse: in certi fatti la mafia non c’entra, la responsabilita’ e’ delle istituzioni e voi lo sapete. Io raggelai». Esattamente otto giorni dopo quell’incontro, Ilardo viene ucciso a pochi metri dalla sua abitazione di Catania. Piu’ volte Riccio ha cercato di trasmettere a Mori la “sostanza” dei minuziosi racconti di Ilardo: in particolare i rapporti con la politica, intessuti negli anni dallo stesso Ilardo e da Cosa Nostra piu’ in generale. Un muro di gomma: «tu non ti devi preoccupare di queste cose, pensa a Ilardo”, l’immancabile, solita risposta di Mori, Obinnu e C. (o meglio, Cc). Cosi’ scrive nel 2006 Riccio sulle colonne del battagliero periodico Antimafia Duemila: «Ilardo aveva fatto la sua scelta e avrebbe voluto parlare ai magistrati di delitti eccellenti quali quelli di Mattarella, Insalaco e La Torre, indicando quei mandanti esterni a Cosa Nostra.”
Per chi volesse approfondire puù andare al sito della Voce delle voci: però mi chiedo: se Ilardo voleva parlare e svelare i mandanti esterni delle stragi, chi non ha voluto che ciò avvenisse? Personalmente mi preparo ad assistere al processo contro Mori e Obinu che verrà celebrato al Tribuale di Palermo dal 16 Giugno p.v.










Siamo noi lo stato, noi, ogni singolo cittadino. Dobbiamo controllare, informarci e informare, altrimenti questa gente ci porterà indietro di tremila anni.
che schifo
Salve.
Non so se qualcuno di voi legge visita anche il sito di Salvatore Borsellino.
Salvatore sta pubblicando a puntate le Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara, i lpentito che avrebbe dovuto uccidere Paolo Borsellino.
In quei memoriali sono contenuti nomi, date e avvenimenti da far drizzare i capelli.
Penso che siano estremamente interessanti.
grazie shiloh, molto interessante
http://paolofranceschetti.blogspot.com/
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=398:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-2&catid=2:editoriali&Itemid=4
Per capirne di più.
Ciao SONIA
spero tanto che visiterai il nostro portale in attesa di una tua risposta colgo l’occasione per dirti che viviamo veramente in una comunità veramente dittatoriale aspetto tue notizie
VISITATELO
gruppogiovanilicodiani.blogspot.com
QUA LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO! CERTO. L’OPERA DI MOVIMENTI ANTIMAFIA STA FACENDO GRANDI COSE. IL SOLO FATTO CHE ESCANO FUORI QUESTE NOTIZIE E’ MOLTO IMPORTANTE. MA METTIAMOCI BENE IN TESTA CHE L’ITALIA E LA SICILIA IN PARTICOLARE SONO TERRITORI DIVISI UN DUE. SPACCATI.
DA UNA PARTE LA CLASSE DIRIGENTE, COMPOSTA PER ALMENO UN 90% DA PERSONAGGI O CULLUSI O DIRETTA ESPRESSIONE DEL VERO POTERE ( COSA NOSTRA), DALL’ ALTRA IL POPOLO A SUA VOLTA DIVISO TRA COLORO CHE FAVOREGGIANO IL FENOMENO E COLORO CHE LO SUBISCONO. POI CI SONO QUELLI CHE VIVONO NELL’INDIFFERENZA PIU’ TOTALE.
ALLORA DOBBIAMO SMETTERLA DI FARE PRESSIONE AFFINCHE’ LE COSE CAMBINO.
DOBBIAMO NOI CAMBIARLE! NON CI SIAMO RIUSCITI CON LE BUONE BENE……ABBIAMO PROVATO DI TUTTO MA ADESSO VIENE IL TEMPO DELLA LOTTA.
BASTA PIU’ ARTICOLI, BASTA PIU’ INCHIESTE, BASTA LISTE CIVICHE!
IL POTERE NON SI RIFORMA DA SOLO. BISOGNA CHE NOI DIVENTIAMO IL POTERE E DI CERTO NON POSSIAMO DIRE A QUESTI SIGNORI “PERMESSO POSSIAMO ENTRARE?” E LORO DI CERTO NON RISPONDERANNO “PREGO FATE PURE”, “ACCOMODATEVI”, DOBBIAMO IMBRACCIARE LE ARMI E SCARAVENTARLI FUORI DALLA NOSTAR TERRA E RIPRENDERE IN MANO TUTTO!
SICILIA LIBERA!
G.R.A.S.LI
@ giovanni imbracciare le armi serve a ben poco, ci si dovrebbe limitare a rispettare e far rispettare la legge …. qui invece sembra che l’indignazione è la normalita’
ciao sonia (mi permetto di darti del tu).
leggere questi fatti, ogni volta, e’ un pugno nello stomaco. parte della ricostruzione di riccio e ilardo l’avevo letta circa un anno fa su antimafiaduemila (che ora purtroppo, per mancanza di tempo, non riesco piu’ a leggere) a puntate. ed ogni volta mi chiedo come sia possibile che tutto questo sia vero. volevo chiederti: sarebbe possibile una sinergia fra tutte le associazioni antimafia, sul territorio e online, per contrastare efficaciemente il progetto del ponte sullo stretto? ciao a tutti
Che schifo… La Sicilia è molto bella e gode di stima da tutto il mondo ma molti uomini delle istituzioni continuano a infangarla con il loro operato mafioso. Queste persone se ne infischiano dei siciliani, ma i siciliani stessi sono ciechi e sordi e hanno paura di aprirsi al mondo e a rapportarsi sinceramente con il prossimo. Escono solo quando sono costretti dalla fame e brama di denaro. Che schifo…
nalya giovanni ha ragione con che cosa vuoi combattere i politici corrotti e la mafia?hai idea di quante persone hanno ucciso?e credi che le parole e le manifestazioni possano fermarli?bisogna cacciarli fuori italia con la forza,con le minaccie vere costringerli a prendere i loro soldi nascosti e scappare solo così si puo’ vincere.berlusconi come luigi xvi.
SALVE,SIGNORA ALFANO SONO UNA RAGAZZINA DI 14 ANNI CHE HA AVUTO L’ONORE DI CONOSCERLA PARLARE CON LEI RICEVERE UNA SUA DEDICA E DI AVER POTUTO SCATTARE UNA FOTO ALLA QUALE TENGO TANTISSIMO..E SONO ONORATA CHE MI ABBIA DETTO CHE ASSOMIGLIO A UNA SUA FIGLIA PERCHè LEI OLTRE A ESSERE UNA MADRE ESEMPLARE è UNA DONNA CHE NON SI TIRA INDIETRO E COMBATTE COME VORREI FARE IO PERCHè CI TROVIAMO IN UNA SOCIETà CHE Fà SCHIFO E LA MAFIA è LA CAUSA PRINCIPALE A MESSINA NON FUNZIONA NIENTE SI DICE CHE è UNA CITTA “bABBA” CHE LA MAFIA NON C’è !!!!MA PERCHè LE PERSONE NON APRONO GLI OCCHI O NON LI VOGLIONO APRIRE…FANNO LORO I BABBI..MI VERGONO QUANDO MI TROVO FUORI DALLA SICILIA E QUALCUNO MI CHIEDE DI DOVE SEI?? E IO SICILIA TUTTI CAMBIANO ESPRESSIONE IN VISO E MI CHIEDONO MA ESISTE LA MAFIA VERO??E IO MI MORTIFICO PERCHè UNA TERRA BELLA COME QUESTA NON DEVE ESSERE RICORDATA SOLO X LA MAFIA MA X LE SUA BELLEZZE!!ALCUNE VOLTE COME ORA NON RIESCO A DORMIRE PERCHè PENSO A TUTTE QUELLE PERSONE CHE COME LEI COMBATTONO E QUANTE NON NE HANNO LA FORZA!!O A CHI SEMPLICEMTE VOLTA LE SPALLE ALLA REALTà….X QUESTO LA SOSTENGO CON TUTTA ME STESSA!!PER QUESTO SPERO VIVAMENTE CHE TORNI A MESSINA PER CONGRATULARMI NUOVAMENTE DI PERSONA E PER CONTINUARE A PERLARE A TUTTI CHE LA MAFIA ESISTE E CHE TUTTI NOI UNITI DOBBIAMO PRENDERE PROVVEDIMENTI AFFINCHè NOI TUTTI POSSIAMO VIVERE IN UN MONDO MIGLIORE..ARRIVEDERCI DA UNA SUA FAN DI MESSINA
Brava, Milena, ancora di più senza il maiuscolo attivato, che per la netiquette rappresenta l’urlare, e qui non ne abbiamo bisogno per far sentire la nostra voce.
Non solo a Messina c’è la Mafia, questo già lo sai.
Non sai però che la peggiore Mafia si trova ad Enna, ed ha due nomi: UniKore e Vladimiro “Mirello” Crisafulli.
Mirello è il senatore piddino capomafia ennese proprietario della Kore, che ha messo sotto scacco la Facoltà di Psicologia di Catania dov’ero iscritto per confluirla in un interateneo, così da aumentare il pizzo/tasse a DueMila e Cinquecento Euro. Peggio ancora, finanzia con tali soldi progetti astrusi come il Mirellone, grattacielo di 35 piani a Sant’Anna, la Scala Mobile Enna Bassa/Alta, che già vanta i finanziamenti europei, e l’aereoporto intercontinentale Enna/Cina. Addirittura questi progetti sono scritti dagli appena laureati a costo zero, e firmati per prestigio dai loro professori. E’ un vendersi l’anima ad Erode, e se davvero http://www.ammazzatecitutti.org vuole incominciare a vincere, deve scacciare Mirello dal Consiglio d’Amministrazione, essendo lui per giunta con la licenza media.