Interpellanza su A. F. Cassata
Interpellanza di Antonio Di Pietro su Antonio Franco Cassata
Pubblico il video e il resoconto stenografico della mia interpellanza urgente illustrata oggi alla Camera dei Deputati: “Orientamenti del Ministro della giustizia in merito al concerto da esprimere per la nomina del dottor Antonio Franco Cassata a procuratore generale presso la Corte di appello di Messina”
“Signor Presidente, stiamo parlando della futura nomina a procuratore generale presso la Corte di appello di Messina del dottor Antonio Franco Cassata, nei confronti del quale, nel maggio 2008, la competente commissione del CSM ha proposto la nomina ed oggi il Ministero della giustizia è chiamato ad esprimere il proprio concerto.
Vorremmo, da questi banchi, fare alcune «fotografie» e, con una sequenza quasi fotografica, illustrarvi chi è il dottor Antonio Franco Cassata, affinché voi, nella vostra responsabilità, possiate decidere se dare o meno il concerto alla nomina a procuratore generale presso la Corte di appello di Messina di tale magistrato.
Abbiamo molto rispetto della magistratura e di tutti i suoi componenti, l’abbiamo sempre difesa, però riteniamo che sia necessario che, quando si occupano cariche di questo genere, chi deve assegnare questo incarico, deve prendere atto non solo dei fatti soggettivi che riguardano la persona, ma anche dell’ambiente in cui egli viene a trovarsi ad operare e delle eventuali incompatibilità o inopportunità che questa nomina possa essere assegnata.”
Pertanto, permettetemi di fare alcune «fotografie» della situazione che, lì, si sta verificando: chi è il dottor Antonio Franco Cassata? Egli si trova alla procura generale di Messina, dove svolge funzioni di sostituto dal 1989; da sempre si trova lì e da sempre svolge, appunto, attività di pubblico ministero alla procura generale. Egli stato anche già, per molto tempo, presidente di un circolo culturale a Barcellona Pozzo di Gotto, che si chiama Corda fratres: un circolo culturale di cui è stato presidente e, per sua stessa ammissione, il principale animatore; un circolo culturale che era ben frequentato: era frequentato da importanti esponenti della massoneria, della realtà che conta nel luogo ed anche da tale Giuseppe Gullotti.
Giuseppe Gullotti non è un personaggio qualsiasi; è un boss incontrastato della mafia barcellonese, che è anche il mandante (riconosciuto con sentenza passata in giudicato, mica si manda a dire!) dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993. Tale Giuseppe Gullotti, appunto, era anch’egli socio e frequentatore di questo circolo culturale.
Oddio, lo stesso circolo culturale Corda fratres era frequentato anche da un altro socio importante, tale Rosario Cattafi - lo ricordo anch’io, pensi un po’, nelle mie indagini - già indagato dalla procura della Repubblica di Caltanissetta nell’indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via d’Amelio, ma, soprattutto, destinatario nel 2000 della misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno con provvedimento definitivo.Perché ha ricevuto tale misura antimafia? Perché Cattafi aveva legami accertati con «piccoli» personaggi: Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda, Giuseppe Gullotta e altri ancora, tutti boss di buon calibro. Questo è l’ambiente in cui si trova ad operare e a fare anche circolo culturale il dottor Antonio Franco Cassata. Lo ripeto, egli gestisce anche un museo etno-antropologico a Barcellona Pozzo di Gotto, una realtà che riceve finanziamenti dalla regione Sicilia, dal comune di Barcellona Pozzo di Gotto e dalla provincia di Messina; insomma, riceve finanziamenti da enti importanti i cui rappresentanti e dirigenti operano nel territorio dell’ufficio giudiziario. Ci si chiede se possa essere assegnato un ruolo a chi esercita attività in un museo etno-antropologico, per cui riceve da parte di enti finanziamenti che devono essere controllati anche dalla magistratura.
Ma vediamo un’altra «fotografia». Il dottor Cassata ha uno strano comportamento durante la latitanza di Giuseppe Gullotti (lo ricordate? È il mandante dell’omicidio di Beppe Alfano). Nel settembre del 1994 il dottor Cassata viene avvistato da due carabinieri mentre conversa in strada con una signora che si chiama Venera Rugolo: è la figlia di Francesco Rugolo, ma, soprattutto, è la moglie di Giuseppe Gullotti, cioè è la moglie del mandante dell’omicidio di Beppe Alfano. Nei giorni successivi il dottor Cassata, presso il proprio ufficio, esercita pressione nei confronti dei due carabinieri, affinché la loro relazione di servizio venga soppressa: ne nasce un’indagine. Sia chiaro, il dottor Cassata ammette l’incontro con la moglie di Gullotti, ma dice: «ma no, si trattava di un fatto occasionale, abitiamo tutti lì in paese! Stava lì con il bambino nella carrozzina e io ho dato una carezza al neonato».
Gli accertamenti successivi del Consiglio superiore della magistratura hanno permesso di accertare - per affermazione dei due carabinieri nell’esercizio delle loro funzioni - che quando il dottor Cassata colloquiava con Venera Rugolo si trovavano da soli e non vi era alcuna carrozzina. Non sappiamo di cosa parlassero, non vogliamo accusare nessuno, ma certamente vogliamo illustrarvi il quadro di relazioni e la situazione ambientale in cui egli da tempo si trova. Non faccio alcuna accusa (anche se poi chiederemo qualcosa di specifico), ma vi invitiamo a riflettere sull’opportunità che, in un contesto così delicato e in una realtà territoriale così martoriata, persone con tali frequentazioni possano poi assumere il ruolo di procuratore generale.
Vi illustro qualche altra «fotografia». Nel 1974 il dottor Cassata è protagonista di un viaggio in auto a Milano. Non va da solo, ma in compagnia di un certo Giuseppe Chiofalo: anch’egli è un boss della mafia. Non lo sostiene una persona qualsiasi, lo fa rilevare inizialmente un senatore che conosce entrambi, Carmelo Santalco, e poi lo stesso Chiofalo, messo alle strette, il 20 febbraio del 2004, quando viene sentito dal tribunale di Catania, ammette che, in effetti, quel viaggio vi è stato.
Vi invito a riflettere, quindi, prima di prendere una decisione di questo genere, e, anzi, vi vorrei illustrare anche qualche altra «fotografia».
Nel 1998, il dottor Cassata esercitava pressioni presso un altro magistrato del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, il dottor Daniele Cappuccio. Cosa chiede, egli più anziano, a questo magistrato Daniele Cappuccio? Gli chiede di fargli il favore di rinviare la trattazione dell’udienza preliminare a carico di un certo Giuseppe Cannata. Chi è Giuseppe Cannata? È un consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, quel comune da cui riceve i finanziamenti l’ente culturale di cui ho parlato.
Perché deve rinviare l’udienza preliminare (questo Giuseppe Cannata è sotto processo)? Perché, nel frattempo, Cannata deve essere nominato vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Cassata, quindi, chiede a Cappuccio di fargli il favore di rinviare l’udienza, in modo da far prima diventare Cannata vicepresidente del consiglio comunale, e poi, eventualmente, di rinviarlo a giudizio.
Per l’amor di Dio! La discrezionalità delle scelte rimane in mano ai magistrati, ma mi chiedo sempre se è opportuno, in questo momento, affidare l’incarico di procuratore generale a una persona che, nell’ambiente in cui si trova ad operare, ha queste rappresentazioni.
Vi illustro un’altra «fotografia», che risale al 1997 e che risulta da un’intercettazione di una conversazione telefonica (a proposito di conversazioni telefoniche, sulle quali si dice che non si deve più sapere nulla: non avremmo conosciuto questa vicenda). C’era una vicenda giudiziaria che riguardava un carabiniere che faceva da autista al dottor Cassata. Quest’ultimo va da un ufficiale dei carabinieri e gli dice di cercare di frenare le indagini sul suo autista; anzi, siccome c’era un denunciante, egli direttamente interloquì con un complice del suo autista, prospettandogli la necessità di intimidire il denunciante. Dice al complice del suo autista, del suo carabiniere, di andare a intimidire il denunciante del carabiniere, in modo che la smetta di denunciarlo.
In effetti, il suo interlocutore, quello cui si rivolge, segnalandogli l’opportunità di intimidire il teste, il denunciante, va a intimidirlo. Il denunciante non si intimidisce e va dai magistrati; denuncia questa intimidazione e questa persona patteggia la pena per il reato di minacce nei confronti del denunciante di questa vicenda.
Vale a dire, Cassata si fa promotore di dire ad una persona sottoposta ad indagine di andare da chi lo denuncia a fargli capire che è meglio che la smetta; questo ci va, i fatti accertano che vi è stata minaccia e quello che ha minacciato patteggia.
Certo, non vogliamo nasconderci che il 21 maggio 2002, su La Gazzetta del Sud, un giornale locale, viene riportata la notizia che Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata (Gullotti era quello che era socio, con Cassata, del famoso circolo culturale Corda fratres).
Questa notizia viene fuori perché, in dichiarazione spontanea, il giorno prima, al tribunale di Catania, Luigi Sparacio, quell’altro boss di cui parlavamo prima, affermava che il dottor Cassata era inavvicinabile e per questo Gullotti nel 1990 lo voleva uccidere; tutto ciò che si raccontava, quindi, era falso, perché - pensate un po’ - Sparacio, spontaneamente, ha detto che Cassata non era amico di Gullotti, tanto che Gullotti lo voleva uccidere! Sennonché - questo è un fatto di cui neanche aveva avuto conoscenza il Consiglio superiore della magistratura, quando ha proceduto, ex articolo 2, per poi archiviare, nei confronti di Cassata - si accertò che le dichiarazioni spontanee, precedentemente rese nel processo a carico, fra gli altri, di diversi magistrati, tra cui il magistrato Lembo, difeso dallo stesso Cassata in ambito disciplinare, erano false. Insomma, queste le testuali dichiarazioni di Sparacio nel corso del verbale di udienza del 5 novembre 2004: «Se ho fatto quelle dichiarazioni, cioè se ho detto che Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata, era per mandare messaggi. Non è vero: volevo mandare un messaggio».
PRESIDENTE. La invito a concludere.
ANTONIO DI PIETRO. Capisco che mi devo avviare alla conclusione; avrei molte altre cose da dire.
Tante altre «fotografie» si possono dare di questa realtà fattuale. Una per tutte: bisognerebbe rileggere il dialogo tra Sonia Alfano e un ministro al di sopra di ogni sospetto, in cui si racconta di quanto sia stato difficile il lavoro di un altro magistrato, il giovane sostituto procuratore De Feis, che insieme a un giovane ufficiale dei carabinieri, tale Cristaldi,…
PRESIDENTE. La invito nuovamente a concludere.
ANTONIO DI PIETRO. …ha tentato di fare chiarezza in quel territorio; l’unica cosa che hanno ottenuto è che sono stati trasferiti.
Allora, mi chiedo e le chiedo, riservandoci di fare ulteriori «fotografie» di questa realtà: in una situazione così delicata, in situazione così compromessa, è davvero necessario o piuttosto è inopportuno (come noi pensiamo) nominare procuratore generale della corte d’appello di Messina Antonio Franco Cassata? Come intende valutare tutti gli elementi di cui oggi ci facciamo carico di dare segnalazione? E, in particolare…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Pietro.
ANTONIO DI PIETRO. Ho concluso. Vorrei soltanto dire che, in particolare, chiediamo se non ritenga doverosa l’adozione di un’attività ispettiva presso gli uffici giudiziari suddetti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati ha facoltà di rispondere.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, gli interpellanti traggono argomento dalla recente proposta della quinta commissione del CSM di nominare il dottor Antonio Franco Cassata procuratore generale presso la corte d’appello di Messina, per porre in evidenza talune circostanze emerse nell’ambito di un procedimento avviato nei suoi confronti ai sensi dell’articolo 2 del Regio Decreto n. 511 del 1946.
Tali circostanze, secondo gli interpellanti, pur non essendo state ritenute dall’organo di autogoverno tali da giustificare il trasferimento d’ufficio del dottor Cassata per incompatibilità ambientale (il procedimento è stato, infatti, definito nel 2003 dal plenum del CSM con l’archiviazione su proposta conforme della prima commissione), non possono tuttavia - essi dicono - non destare apprensione. Esse, infatti, sarebbero indicative di una possibile contiguità tra il dottor Cassata, nella sua qualità di sostituto procuratore generale presso la corte d’appello di Messina, con esponenti della criminalità organizzata.
In particolare, dette circostanze sono emerse nel corso di un’audizione resa il 6 novembre 2001 dinanzi alla prima commissione referente del Consiglio superiore della magistratura dall’avvocato Ugo Colonna, il quale riferiva, tra l’altro, di illecite pressioni e di rapporti del dottor Cassata con esponenti della criminalità organizzata di Barcellona Pozzo di Gotto e, in particolare, con il boss Giuseppe Gullotti, ritenuto il capo delle cosche di quella città.
Tali dichiarazioni hanno dato origine al procedimento penale n. 478 del 2002 a carico del dottor Cassata per il delitto di cui all’articolo 416-bis del codice penale, definito però con decreto di archiviazione del GIP di Reggio Calabria il 18 aprile 2002 in accoglimento della richiesta formulata dalla locale procura distrettuale.
Nella parte espositiva dell’interpellanza vengono, inoltre, stigmatizzate alcune condotte poste in essere dal dottor Cassata riconducibili, da un lato, ad illecite frequentazioni dello stesso e, dall’altro, ad illecite pressioni esercitate nei confronti di colleghi.
Con riferimento alla prima tipologia di comportamenti, gli interpellanti ricordano, in primo luogo, che «il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, al momento in cui si rese responsabile quale mandante (come riconosciuto con sentenza passata in giudicato) dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto l’8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale Corda Fratres, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore».
Tale circostanza è stata recisamente negata dal dottor Cassata, il quale - come segnalato dal PM di Reggio Calabria nella richiesta di archiviazione datata 5 aprile 2002 - ha per contro dichiarato di non sapere che Gullotti, «iscritto alla Corda Fratres nell’anno 1980, quando era celibe, incensurato e studente universitario, fosse mafioso»: ciò sino al 1993, anno in cui «provvide immediatamente alla sua espulsione dal circolo», atteso il contenuto di una relazione della Commissione parlamentare antimafia che lo indicava come personaggio emergente della mafia barcellonese. Il Gullotti, all’epoca libero e non ancora indagato, avrebbe assunto il comando di un clan dopo l’arresto di tale Carmelo Mirone.
Del resto, come è stato osservato nella menzionata richiesta di archiviazione, l’assunto difensivo del Cassata è stato ritenuto credibile, apparendo inverosimile ipotizzare che il dottor Cassata, ove consapevole della caratura criminale del Gullotti, potesse aver attivato legami con un personaggio appartenente alla criminalità organizzata dando agli stessi il carattere dell’ufficialità attraverso l’iscrizione ad una associazione pubblica da lui presieduta.
Né sembra indurre ad una diversa conclusione l’ulteriore circostanza, riferita dagli interpellanti, secondo cui, «durante la latitanza di Giuseppe Gullotti, sottrattosi ad una misura cautelare emessa nel procedimento relativo all’omicidio Alfano, il dottor Cassata, nel settembre 1994, era stato avvistato da due carabinieri mentre conversava in strada con Venera Rugolo, moglie di Giuseppe Gullotti». Sempre secondo gli interpellanti, nei giorni successivi a quell’incontro con la moglie del Gullotti, il magistrato avrebbe esercitato pressioni nei confronti di uno dei due carabinieri che avevano redatto al riguardo apposita relazione di servizio per ottenerne la distruzione. Tale incontro infatti, come osservato dal PM di Reggio Calabria, non sembra indicativo di alcunché: lo stesso dottor Cassata lo ha in effetti ammesso, facendo peraltro presente che esso fu del tutto occasionale, in quanto la Rugolo all’epoca gestiva due negozi che si trovavano ai lati della sede di ingresso della Corda Fratres; il magistrato ha, inoltre, precisato di essersi trovato solo e senza scorta perché poteva fruire della tutela solo per i spostamenti di ufficio. Tale circostanza è stata confermata dal maresciallo dei carabinieri Campolo Antonino, autore della relazione di servizio di cui sopra si è detto. Questi ha, infatti, riferito che la relazione fu redatta per finalità cautelative, in quanto il magistrato era privo di tutela, e di aver spiegato ciò allo stesso magistrato, che si era in un primo momento rammaricato per quella relazione, non avendone compresa l’esatta ragione.
La tesi difensiva della occasionalità ha trovato il necessario riscontro proprio in considerazione dell’obiettiva vicinanza fra i due negozi gestiti dalla donna e la sede dell’associazione culturale, nonché nel fatto che l’ormai nota estrazione criminale del Gullotti avrebbe consigliato ogni cautela nell’accettare frequentazioni pubbliche nel centro cittadino con la moglie di un pericoloso boss. Tuttavia, ciò che ha indotto l’autorità giudiziaria a ritenere del tutto infondati i sospetti di una possibile contiguità del dottor Cassata con ambienti malavitosi è la deposizione resa dal dottor Marcello Minasi, sostituto procuratore generale presso la corte d’appello di Messina, incaricato della trattazione del processo d’appello relativo all’omicidio del giornalista barcellonese Giuseppe Alfano.
Tale magistrato ha, infatti, dichiarato di essere riuscito ad ottenere la condanna di Giuseppe Gullotti, assolto in primo grado, proprio grazie alle informazioni fornitegli dal collega Cassata, il quale gli aveva fatto notare come la causale mafiosa del delitto fosse riconducibile al Gullotti, all’epoca dei fatti unico capomafia barcellonese, essendo priva di fondamento la tesi, accolta dal giudice di primo grado, secondo cui vi sarebbero stati più capi in contrasto tra loro, essendo in realtà costoro, all’epoca del delitto, detenuti o defunti.
Dalla deposizione del dottor Minasi è inoltre emerso che, in occasione della presentazione del libro dal titolo Gli insabbiati di Luciano Mirone, il dottor Cassata rivolse al collega Minasi un pubblico elogio perché era riuscito a far arrestare e condannare il Gullotti quale mandante dell’omicidio del giornalista Alfano e, per tale motivo, aveva rilasciato ad un quotidiano locale dichiarazioni di compiacimento proprio all’indomani della sentenza.
A questo proposito, il dottor Minasi ha ricordato di aver ringraziato il dottor Cassata per il suo sostegno, invitandolo però nel contempo ad una maggiore cautela visto che risiedeva nella stessa città controllata dal Gullotti. Non a caso il dottor Cassata, come riferito dagli interpellanti, avrebbe prodotto al CSM un articolo apparso il 21 maggio 2002 su La Gazzetta del Sud dal titolo: «Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata». Tale articolo riportava le dichiarazioni spontanee rese il giorno prima al tribunale di Catania da tale Luigi Sparacio nel corso del processo a carico, tra gli altri, del magistrato Giovanni Lembo e, alla luce di quanto sin qui evidenziato, la successiva ritrattazione da parte dello Sparacio non rende per ciò solo poco credibile la reale esposizione del Cassata a pericoli per la sua incolumità personale.
Secondo gli interpellanti, inoltre, il predetto magistrato avrebbe avuto contatti anche con altri esponenti della criminalità organizzata barcellonese, tra cui Rosario Cattafi, già indagato dalla procura della Repubblica di Caltanissetta nell’ambito dell’indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D’Amelio, e Giuseppe Chiofalo, con il quale il dottor Cassata avrebbe condiviso un viaggio in auto a Milano nel 1974.
In particolare, nell’atto di sindacato ispettivo si sottolinea l’esistenza di un presunto collegamento tra il dottor Cassata ed il Cattafi, visto che anche quest’ultimo era socio della Corda Fratres. Tuttavia, tale circostanza è risultata infondata: infatti, come accertato ed evidenziato dalla procura distrettuale di Reggio Calabria nella successiva richiesta di archiviazione avanzata in data 14 maggio 2002 all’esito del procedimento penale n. 1796 del 2002 originato dalla riapertura delle indagini autorizzate dal GIP con provvedimento del 24 aprile 2002, Cattafi Rosario Pio, personaggio gravato da precedenti penali anche di natura associativa, «non risulta iscritto al circolo Corda Fratres». Il procedimento in questione è stato, pertanto, definitivamente archiviato con decreto del GIP il 28 maggio 2002.
Quanto, poi, al presunto viaggio in auto con il boss Chiofalo, si deve rilevare che l’episodio è stato riferito in un esposto, risultato generico e privo di concreti riscontri, del senatore barcellonese Carmelo Santalco, il quale ha altresì fatto presente che il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla regione siciliana e da enti locali, quali il comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la provincia di Messina, operanti proprio nel territorio dell’ufficio giudiziario di pertinenza di detto magistrato. Si deve rilevare che l’esposto in questione è stato archiviato dalla procura generale della Corte di Cassazione, «non essendo emersi, in seguito agli accertamenti compiuti, comportamenti non dovuti, pregiudizievoli per il prestigio dell’ordine giudiziario».
Il procuratore generale di Messina ha al riguardo osservato di non poter escludere che la causa dell’accanimento dell’esponente nei confronti del dottor Cassata sia da individuare nel risentimento per mancati interventi a favore del figlio, coinvolto nel maxiprocesso cosiddetto «Mare Nostrum». Risulta, peraltro, documentato che la realizzazione del museo di cui sopra si è detto è, in realtà, da attribuire al padre del dottor Cassata, avendone quest’ultimo proseguito l’arricchimento con nuove acquisizioni e nuove iniziative e che i contributi, successivi all’edificazione del museo ed al suo allestimento, sono stati destinati esclusivamente al funzionamento di tale struttura.
Gli interpellanti si soffermano, infine, su alcune pressioni a loro dire esercitate dal dottor Cassata nei confronti di colleghi e, in particolare, dei dottori Daniele Cappuccio e Andrea De Feis, rispettivamente GUP e PM presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, nonché nei confronti del titolare - identificato nel dottor Siciliano - del procedimento penale riguardante «un carabiniere che al tempo gli faceva da autista», il carabiniere Napolitano.
In particolare, quanto al primo episodio, dalle stesse dichiarazioni del dottor Cappuccio è emerso che il dottor Cassata ebbe a chiedergli, nel 1998, il differimento oltre l’estate di un processo che riguardava due imputati di estorsione per fatti non connessi alla criminalità organizzata, al fine di non pregiudicare uno dei due imputati, tale Cannata, che era in procinto di assumere un incarico presso il consiglio comunale. Tale vicenda è stata ritenuta dalla competente autorità giudiziaria penalmente irrilevante, non essendo in alcun modo sintomatica di una eventuale contiguità del dottor Cassata con il Gullotti o con altri esponenti della criminalità organizzata locale in quanto, come sottolineato dallo stesso dottor Cappuccio, i due imputati non risultavano coinvolti in reati di mafia. Sul piano strettamente disciplinare, si segnala che la vicenda è stata anche oggetto di un’inchiesta amministrativa disposta dal Ministro pro tempore in data 16 ottobre 1998, all’esito della quale si è disposta l’archiviazione, su conforme parere dello stesso ispettorato generale, in quanto il comportamento tenuto dal magistrato, ancorché inopportuno, non aveva integrato un’ipotesi di interferenza disciplinarmente rilevante, dovendosi intendere per tale, secondo una consolidata giurisprudenza, una condotta non occasionale, tale da realizzare una forma di pressione psicologica sul collega interessato, volta ad ottenere un provvedimento «favorevole» alla parte: ipotesi non verificatasi nel caso di specie.
Analoghe considerazioni possono valere anche con riferimento agli altri due episodi citati dagli interpellanti, ove ugualmente non è stata rilevata un’ipotesi di interferenza disciplinarmente rilevante.
In particolare, il dottor Cassata avrebbe esercitato delle pressioni sul dottor De Feis, all’epoca dei fatti magistrato delegato ad una indagine relativa all’amministrazione comunale di Terme Vigliatore, perché non venisse formalmente acquisita agli atti del procedimento penale un’informativa del 29 aprile 2005 dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla quale potevano emergere elementi coinvolgenti il dottor Olindo Canali, magistrato in servizio presso la medesima procura di Barcellona Pozzo di Gotto.
In relazione a tale episodio, alla luce della ricostruzione compiuta dall’ispettorato generale, non sono stati ravvisati profili di possibile rilievo disciplinare. Infatti, si deve in primo luogo segnalare che nessun addebito è emerso a carico del dottor Canali e, inoltre, quanto al dottor Cassata, lo stesso dottor De Feis, in occasione della sua escussione innanzi alla procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha chiarito che si trattò di un incontro del tutto informale ed occasionale cui parteciparono egli stesso, il procuratore capo, il dottor Cassata ed il dottor Canali. Nel corso dell’incontro si discusse sull’opportunità di acquisire agli atti l’informativa della polizia giudiziaria. Il dottor De Feis ha testualmente precisato come, nell’occasione, il dottor Cassata si fosse rivolto a lui con tono «… certamente non intimidatorio in senso diretto», quanto piuttosto «… sgradevole … e comunque invadente …» e come la sua opinione contraria all’acquisizione dell’informativa, anche per la parte riguardante il dottor Olindo Canali, avesse avuto carattere eminentemente tecnico e di opportunità e fosse, quindi, priva di connotati di interferenza od intimidazione. La vicenda è stata, pertanto, valutata in senso liberatorio dalle competenti articolazioni ministeriali ed archiviata dal Ministro pro tempore il 26 marzo 2008.
Quanto, infine, all’ultimo episodio, relativo ad una presunta interferenza del dottor Cassata nella vicenda giudiziaria concernente il suo autista, il carabiniere Napolitano, nel decreto di archiviazione emesso dal GIP di Reggio Calabria del 21 giugno 2002 (su conforme richiesta della locale procura) viene sottolineato che si è trattato, in sostanza, «di un interessamento del Cassata, animato da sentimenti di familiarità nei confronti del carabiniere Napolitano (del quale fu anche testimone alle nozze), al solo scopo di comporre una vicenda nata da alcune denunce sporte nei confronti del Napolitano a seguito di una relazione extraconiugale che questi aveva intrattenuto con altra donna. Giova ricordare - aggiunge il GIP - che qualsivoglia interessamento del Cassata non può comunque che essere interpretato nell’ottica del benevolo rapporto umano instauratosi con il carabiniere, e non certo di una illecita strumentalizzazione dei suoi poteri, essendo, peraltro, risultato pienamente improduttivo; il Napolitano fu poi condannato con decreto penale esecutivo per il reato di cui all’articolo 660 del codice penale, come egli stesso dichiara, e fu trasferito d’ufficio». Alla luce di quanto sino ad ora riferito, non può che osservarsi che le vicende menzionate dagli interpellanti sono già state tutte ampiamente valutate in senso liberatorio sia in sede penale, sia in sede disciplinare e che, per converso, la prospettazione dei fatti delineata nell’atto di sindacato ispettivo è stata smentita dalle risultanze documentali acquisite ed è risultata priva di concreto riscontro. Al riguardo, si richiamano testualmente le considerazioni svolte dal GIP di Reggio Calabria nel decreto di archiviazione del 18 aprile 2002 in merito ai rapporti intercorsi tra il dottor Cassata e l’avvocato Ugo Colonna, le cui dichiarazioni hanno dato adito al sospetto di una possibile contiguità tra il primo e la criminalità organizzata barcellonese: «(…) le numerose notizie date sul suo conto sono state smentite, altre ancora sono rimaste prive di adeguato riscontro. Del resto, i contrasti tra il dottor Cassata e l’avvocato Colonna risultano pacifici (…). Ciò può aver determinato un’enfatizzazione delle notizie, spesso vaghe, di seconda mano, generiche, apprese dall’avvocato Colonna, con conseguente debolezza del quadro d’insieme dei suoi rilievi».
Conclusivamente, sulla base di tali considerazioni, non possono esservi margini per una nuova valutazione di carattere disciplinare delle circostanze sopra riferite e risultate prive di fondamento.
In definitiva, onorevole Di Pietro, lo sviluppo delle fotografie dei fatti (come lei dice) non sembra definire lo stesso quadro di eventi.
Comunque, per un’ulteriore valutazione di tali circostanze, da compiere, secondo gli interroganti, in occasione del concerto che il Ministro della Giustizia sarà chiamato ad esprimere per la nomina del dottor Cassata quale procuratore generale della Repubblica di Messina si ritiene di non poter prescindere dalle motivazioni, ancora non note, che la quinta commissione del CSM ha posto a base della sua proposta. Si osserva, peraltro, che ai fini del concerto assumono particolare rilievo e costituiscono oggetto di specifica valutazione le capacità organizzative e gestionali del magistrato e che, nel caso di specie, i fatti sopra evidenziati erano già noti allo stesso CSM, che li aveva valutati in senso favorevole all’interessato. Infine, quanto all’ultimo quesito proposto nell’atto di sindacato ispettivo, non può che rilevarsi che non vi sono i presupposti per una verifica ispettiva in ordine a fatti risalenti nel tempo, la cui veridicità, peraltro, come ripetutamente segnalato, è stata già esclusa dalla competente autorità giudiziaria.
PRESIDENTE. L’onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.
ANTONIO DI PIETRO. Signor sottosegretario, la ringrazio per l’analitica esposizione dei fatti, anche se avevo chiesto qualcos’altro. Noi non chiediamo di rifare i processi né di condannare disciplinarmente o di iniziare un’azione per una condanna disciplinare nei confronti del procuratore generale Antonio Franco Cassata. Di questo se ne sono occupati e se ne occuperanno - nella maggior parte dei casi se ne sono già occupati - gli organi competenti. La ragione per cui oggi siamo intervenuti è riflettere insieme su un tema importante che credo non possiamo disconoscere. È vero o non è vero che è stata approvata una norma, peraltro criticatissima, che prevede che, dopo quattro anni, i dirigenti delle procure devono ruotare ed essere trasferiti, perché è opportuno che in un territorio non si crei un’ambientalità tale da determinare una sorta di conoscenza continua, che non garantisce neanche l’apparenza dell’indipendenza della giurisdizione?
Pertanto, insieme a lei, vorrei rileggere non ciò che noi interpellanti abbiamo esposto, ma quel che lei ha esposto. Proviamo a rivedere insieme tutte queste fotografie, perché viste singolarmente possono apparire sfocate, ma tutte insieme fanno rilevare che siamo in un territorio, quello di Calabria e Sicilia, con magistrature, l’una che indaga sull’altra da tempo immemorabile.
È un ufficio giudiziario che molte volte viene messo sotto la lente di ingrandimento da denunce di cittadini coraggiosi e di testimoni di giustizia. Sui fatti di tale ufficio vi è poi un altro ufficio giudiziario, dall’altra parte della sponda dello stretto, che valuta e decide, e viceversa.
In questo rimpallo di valutazioni, si crea una situazione delicatissima. Pertanto, se è vero, com’è vero, il principio secondo il quale ci deve essere una rotazione, mi chiedo se una persona che dal 1989 è nello stesso ufficio e svolge di fatto sempre le stesse funzioni, nella realtà di un ufficio giudiziario chiamato molte volte a giudicare colleghi dall’altra sponda, sia idonea a ricoprire il posto in questione. Di tutto questo insieme di elementi, che sono emersi, lei stessa ha dato atto.
Lei ha affermato che non ci sono fatti disciplinarmente rilevanti. Forse tali fatti non sono disciplinarmente e penalmente rilevanti, ma lo sono dal punto di vista ambientale, in questa contiguità esistente.
Il giovane sostituto ha affermato che certamente c’è chi ha tenuto un comportamento sgradevole e invadente, ma cosa potrebbe dire di più. In molte decisioni, è stato detto che il comportamento è stato inopportuno, ma tutto sommato! È una progressione continua di pacche sulla spalla, di cui prendiamo atto, che rispettiamo. Ci mancherebbe altro, ma mi chiedo e chiedo al Ministro della giustizia, nella sua funzione concertante - l’avrei chiesto e vorrei chiederlo, ma non posso e non devo, anche alla V sezione del CSM - se risulti, rispetto ad una situazione così debordante di accadimenti continui, che vi sia stato o meno un certo comportamento, se si intendeva o meno fare qualcosa, se si trattava o meno di un’amicizia, se frequentava qualcuno e via seguitando.
Anche affermare: «ma io ho gioito quando è stato condannato» non è una giustificazione. Sapete quante ne ho sentite di persone (anche coloro che hanno fatto il mio mestiere lo possono dire) affermare di gioire quando veniva condannato qualcuno per poi scoprire che erano complici? Non voglio accusare qualcuno in questo caso specifico, ci mancherebbe altro, ma voglio dire che è ininfluente un’affermazione di questo genere, perché ne abbiamo sentiti anche di politici attuali affermare: «la mafia mi fa schifo» per poi essere condannati per favoreggiamento ai mafiosi, anche nello stesso territorio siciliano. Ecco perché mi chiedo e vi chiedo se non si possa dare una mano a venir fuori da un verminaio continuo e se all’interno di una realtà territoriale contigua tra Sicilia e Calabria non si possa creare un’occasione favorevole di ricambio generazionale della classe dirigente della magistratura. Vorrei chiedere al Ministro della giustizia che ha competenza a decidere se non sia questa l’occasione propizia, visto che si parla tanto di funzionalità del sistema giustizia, di far camminare quei giovani magistrati che vogliono darsi da fare o quegli anziani magistrati che tanto si sono dati da fare piuttosto che continuare a insistere con questa burocrazia basata sull’età che avanza nella quale, per caduta, «oggi tocca a me e domani tocca te»? Non credo che sia opportuno, in una situazione di questa genere, procedere alla nomina di un socio del circolo Corda fratres (questo nome importante la dice tutta su questa fratellanza di conoscenze e di partecipazioni). Insomma, ho apprezzato molto la sua relazione, l’ho ascoltata con molta attenzione, conosco anch’io queste soluzioni, sapevo che, ogni fatto preso singolarmente, sarebbe stato chiuso con una frase del tipo: «va bene, per questa volta va bene così ». Ma questa frase: «per questa volta va bene così» non produce il sospetto che sia opportuno agire? Il nostro appello è che si svolga una riflessione profonda sulle nomine delle alte cariche della magistratura, perché riteniamo che, a volte, il mero accadimento burocratico, per cui dopo diversi anni si assume un certo ruolo, permette, di far assumere funzioni e posizioni importanti a persone che si trovano o si sono trovate ad operare in una realtà sulla quale difficilmente possiamo avere la certezza dell’indipendenza di giudizio.
Immaginate, per un solo istante, questi finanziamenti che pervengono a questo museo etno-antropologico che, certo, è stato fatto dal padre, si tratta di una cosa buona giusta ed i cui finanziamenti sono finiti proprio per cose buone e giuste. Stiamo parlando, però, dello stesso magistrato che dovrà giudicare eventuali comportamenti della provincia e del comune. Avete visto cosa è successo con il consigliere comunale che doveva diventare presidente del consiglio comunale? È stato chiesto al magistrato di aspettare prima di rinviarlo a giudizio al fine di consentire l’elezione a vicepresidente del consiglio comunale. Allora, in una situazione di questo genere anche l’apparenza comporta trasparenza. Quello che chiedo e vi chiedo è se non sia il caso, non di stabilire soluzioni disciplinari sulle quali sono state già prese decisioni che rispettiamo, ma di operare un ricambio. Stiamo parlando di una persona nei cui confronti le autorità competenti hanno rilevato non esservi fatti penalmente rilevanti, di una persona che ha operato ed opera a più livelli in una realtà territoriale dove svolge il ruolo di procuratore generale della Repubblica ma anche una serie di attività associative, conoscitive e di frequentazione che comportano di dover valutare fatti di cui è parte. Mi chiedo, quindi, se non vi sia bisogno di questo ricambio.
È un appello che le rivolgo nel rispetto di quelle sue argomentazioni che - lo ripeto - non sono campate in aria, ma documentate (per questo le rispetto); tuttavia, proprio per le affermazioni che lei ha svolto, invito il Ministro della giustizia a riflettere se non sia proprio questa la ragione per procedere ad uno scatto di qualità e verso una nuova dirigenza in un territorio che ha bisogno di venir fuori da un verminaio che da troppi anni lo sta abbattendo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).










Scusate ma poi Sonia è entrata all’Ars oppure la Sig.ra Borsellino super attaccata alla poltrona ha dato buon esempio di senso civico rimandendo al suo posto??!!
Il ministero dell’interno il 30 maggio 08 ha decretato che l’ex maresciallo Calabria, araldicamente adottato da un signor nessuno detto Caspis, definito dagli storici falso Re, sia un ReAltavilla!
Ribadiamo al Ministro dell’Interno che esigiamo sia fatta luce sulla seguente vicenda . Il quesito da porre al Signor Calabria e’ questo: Vi e’ stato un processo per accertare se Pelliccioni Poli , autore dei Tre Falsi Re di Svevia, ossia Calabria, Caspis, Barbaccia, avesse ragione, visto che concordano tutti gli storici con quanto afferma?Il prof Pelliccioni a pagina 14 del libro ove lo definisce unitamente a Caspis e Barbaccia ,uno dei Tre Falsi Re di Svevia, scrive:”esiste un altro documento che stronca definitivamente ogni velleita’ di discendenza di Assunta Cilento dagli Hauteville(anche per via femminile)del sig Calabria:il Domenico che Calabria spaccia per padre di Francesco, a sua volta padre di Assunta Cilento( 14.luglio 1817) mori’ in Calabria , come si ricava dall’atto di morte, non puo’ essere padre di Francesco , nato il 13 agosto 1829, in quanto Domenico della linea di Foiano Valforte, realtamente degli Altavilla, era morto nel 1817, ossia 12 anni prima che nascesse Francesco. Ma anche per mera supposizione la nonna Assunta fosse figlia di quel Francesco , non avrebbe alcuna prerogativa a trasmettere titoli.Il vero discendente sarebbe invece Cesare D’Altavilla che riporta il vero albero genealogico di Foiano.” Ecco altri interrogativi su cui occorre far chiarezza: Rispondi Segnala abuso 0 Punti Ludovisi 17 Luglio 2008 22:31 Per la trasparenza vorremmo sapere dal ministro dell’interno, se vi sia stato un processo sulla circostanza denunciata da Pelliccioni Poli, indipendentemente dalla circostanza che lo stesso sia stato condannato per insulti a suo padre.In effetti a pagina 207 Pelliccioni scrive ” che Caspis avrebbe inventato come figlio di Ottone certo Kasp, figlio della colpa della moglie di Ottone, senza rendersi conto che se fosse figlio della colpa non sarebbe un Hohenstaufen.” Pelliccioni scrive ancora che Caspis, avrebbe adottato araldicamente suo padre come successore”. Secondo gli storici Caspis e’ un perfetto sconosciuto , pensionato indigente. Non ha alcuna attinenza con i Kasper che tra l’altro mai furono imparentati con gli Svevi. Risulterebbe , dal libro ,inoltre, che avrebbe adottato anche Barbaccia. Su questo punto gli storici concordano:Caspis non era nessuno! Ma Pelliccioni , a pagina 207 afferma anche che Calabria avrebbe falsificato la genealogia della nonna paterna innestandola in quella dei Cilento da Foiano.Parla inoltre di manomissione di una pergamena presentata in fotocopia, ma di cui sarebbe scomparso l’originale negli archivi storici. Vi e’ stato un giudicato in proposito? Non riusciamo a rintracciare il Signor Caspis, vuole risponderci il figlio adottivo araldico?Grazie-La Famiglia Calabria tace da sempre ul quesito!
(da Interpellanza a Napolitano - 17/07/2008)
Agrigento
Agrigento
16 ore fa Segnala Abuso
Ieri ho letto un intervento dello storico Leonardi sul caso Barbaccia, Caspis e Calabria,definiti nel libro di Pelliccioni Poli”Tre falsi re di Svevia”. edizione Pamom ,stranamente rimosso. In alto leggo l’intervento di un avvocato Carmen Calabria Cilento ecc., suppongo figlia dell’ex maresciallo Calabria. Ne approfitto allora per chiedere direttamente alla figlia di soddisfare i quesiti posti da Leonardi.Risulterebbe , infatti, che la causa contro Pelliccioni di Poli riguardasse reato di diffamazione, ma che non vi sia stato un accertamento genealogico, in quanto inammissibile.Vorremmo chiarimenti , sulla veridicita’ relativamente presunta manomissione di pergamene e date di nascita circa l’ albero genealogico della signora Calabria Cilento Assunta . Vorremmo conferma dal legale, visto che potrebbe sorgere legittimo sospetto che rimuovendo l’intervento , si voglia sorvolare sulla richiesta di Leonardi. Vorremmo inoltre chiarimenti sulla circostanza che alcuna Consulta abbia mai riconosciuto Caspis(figlio della colpa della moglie di un presunto Ottone?) erede o parente di Barbarossa .Su che cosa si fonda dunque il titolo di principessa di Svevia dell’avvocato Carmen ?Siamo curiosi. Lungi da noi l’idea di offendere Calabria, o la neo avvocato cui formuliamo felicitazione per i suoi studi, ma perche’, visto che papa’ ottiene riconoscimenti presso Comuni , Chiesa e Forze dell’Ordine, vuole ostacolare legittime richieste di chiarezza? Se Pelliccioni Poli e’ morto , una cosa sono i suoi insulti,perseguibili,altro invece le denunce su cui non si e’ indagato e che se fossero vere prospetterebbero un rosario di reati.Un Ex Maresciallo deve tutelare il proprio onore, visto che appena fu adottato araldicamente dal signor Caspis(definito meno di niente araldicamente, non solo da Pelliccioni, ma dalla consulta tedesca che esclude anche che i Kasper siano familiari degli svevi)si premuro’ di inviare un tam tam nelle caserme, quale Neo Re di Svevia!
Ci sciolga i dubbi ,Avvocato Carmen, ma se non vuole, ce ne faremo una ragione!
Barbaccia, del resto quando si vede colpito nel vulnus, cambia discorso o minaccia denunce , querele. Ma cos’e’ questa querolomania?Noi poniamo domande. A domande ,chi va a presentarsi presso enti pubblici per riscuotere onori o concedere titoli a privati ignari, ha l’obbligo della trasparenza, e di rispondere, senza minacciare querele! Altrimenti vuol dire che ha qualcosa da nascondere. Barbaccia risponde minacciando con l’acido di Brusc. Calabria da ex maresciallo cosa fa , vuole intimoririci con le denunce? Non si addice ad un Re, ne’ tanto meno ad un maresciallo che pare non goda , come le quattro cariche dello Stato di immunita’!
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0 Punti Miliciani
16 Luglio 2008 14:26
Gentile Avvocato principessa Carmen Calabria Cilento d’Hauteville ecc ecc .Per la trasparenza vorremmo sapere se vi sia stato un processo sulla circostanza denunciata da Pelliccioni Poli, indipendentemente dalla circostanza che lo stesso sia stato condannato per insulti a suo padre.In effetti a pagina 207 Pelliccioni scrive ” che Caspis avrebbe inventato come figlio di Ottone certo Kasp, figlio
della colpa della moglie di Ottone, senza rendersi conto che se fosse figlio della colpa non sarebbe un Hohenstaufen.” Pelliccioni scrive ancora che Caspis, avrebbe adottato araldicamente suo padre come successore”.
Secondo gli storici Caspis e’ un perfetto sconosciuto , pensionato indigente. Non ha alcuna attinenza con i Kasper che tra l’altro mai furono imparentati con gli Svevi. Risulterebbe , dal libro ,inoltre, che avrebbe adottato anche Barbaccia.
Su questo punto gli storici concordano:Caspis non era nessuno! Ma Pelliccioni , a pagina 207 afferma anche che Calabria avrebbe falsificato la genealogia della nonna paterna innestandola in quella dei Cilento da Foiano.Parla inoltre di manomissione di una pergamena presentata in fotocopia, ma di cui sarebbe scomparso l’originale negli archivi storici.
Vi e’ stato un giudicato in proposito?
non riusciamo a rintracciare il Signor Caspis, vuole risponderci il figlio adottivo araldico?Grazie
Sappiamo che e’ stata richiesta al Ministri Maroni ed Alfano,e Napolitano una Interpellanza per conoscere su quali criteri storici genealogici sia stato consentito nel maggio 08 cheil signor Calabria aggiungesse il cognome Cilento d’Hauteville -Certamente lo storico Pelliccioni fu soccombente per aver insultato Calabria, ma la causa vinta da Calabria non entro’ in merito alle accuse di Pelliccioni, ma solo sull’insulto.
Nel libro riporta anche che Calabria avrebbe concesso un charter al Principe di Seborga Giorgio Carbone, inaugurando la fratellanza con la Prussia con un certo principe Hohenzollern ,risultato poi i realta’ semplice Signor Zittelman, falso Hohenzollern. Errori di gioventu’? La cosa ci mette i brividi…Considerando l’alluvione di titoli, cavalierati e conferimenti venduti…
Abbiamo saputo inoltre che i parenti di Giorgio Carbone escludono assolutamente la loro nobilta’. Carbone e’ un cognome molto diffuso.Come ha potuto un maresciallo condividere con Barbaccia l’adozione araldica da Caspis, signor nessuno?Barbaccia, poi, appartenente ad una famiglia gotha mafia , favoreggiatori di Provenzano?
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0 Punti Miliciani
16 Luglio 2008 16:03
Insomma mi sembra che Pelliccioni li abbia passati al setaccio tutti! Ma la storia di Calabria mi interessa.Perche’ non chiarisce le domande?
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0 Punti Cirillo
16 Luglio 2008 16:59
Conosco il problema , in quanto imparentato con dei veri Cilento. Il quesito da porre al Signor Calabria e’ questo: Vi e’ stato un processo per accertarpoli fosse falso?Il prof Pelliccioni a pagina 14 del libro ove lo definisce unitamente a Caspis e Barbaccia ,uno dei Tre Falsi Re di Svevia, scrive:”esiste un altro documento che stronca definitivamente ogni velleita’ di discendenza principessa dagli Hauteville(anche per via femminile)del sig Calabria:il Domenico che Calabria spaccia per padre di Francesco, a sua volta padre di Assunta Cilento( 14.luglio 1817) mori’ in Calabria , come si ricava dall’atto di morte, non puo’ essere padre di Francesco , nato il 13 agosto 1829, in quanto Domenico della linea di Foiano Valforte, realtamente degli Altavilla, era morto nel 1817, ossia 12 anni prima che nascesse Francesco. Ma anche per mera supposizione la nonna Assunta fosse figlia di quel Francesco , non avrebbe alcuna prerogativa a trasmettere titoli.Il vero discendente sarebbe invece Cesare D’Altavilla che riporta il vero albero genealogico di Foiano.”
un ex studente di Storia
Roma
6 ore fa Segnala Abuso
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A giudicare dalle intercettazioni su come Vittorio Emanuele ,consideri le donne , si rabbrividisce a pensare che abbia espresso solidarieta’ sul caso Carfagna.Avrebbe fatto bene a tacere e Carfagna non ha proprio bisogno di tali contributi di esperti pucchiacchieri che danno lezioni a chi non ci sta… o peggio sospetto pedofilo con le sue dichiarazioni…
Ci sta bene un ministro, a suo modo, Maria Goretti, ma un un ex maresciallo Calabria,protagonista del libro del prof Pelliccioni di Poli ed Pamom -Roma : I Tre Falsi Re di Svevia, Calabria, Caspis, decretato dal Ministero dell’interno Maroni, Re Altavilla ,e’ troppo. A quando la nomina di senatore del cavallo di Arcore?
Ero un appassionato di Araldica che frequentava il prof Pelliccioni di Poli.Mantengo l’anonimato perche’ cio’ che interessa e’ solo la realta’ dei fatti o di presunta notitia criminis.. Sarebbe ora che il maresciallo Calabria, onorasse la memoria di un vecchio che ha fatto morire di crepacuore e rivelasse la verita sulla provenienza e collocazione della concessione che lui chiama Bolla.Perche’ si rifiuta? perche’ tace?Ha ottenuto un decreto con tale spirito e con tale stile d’operare?
In relazione alla richiesta di interpellanza sul caso Calabria, ricordo bene la storia della presunta pergamena di Carlo V che nobilitava la famiglia Calabria. Il professore Pelliccioni Poli ,sia a voce che , nel suo libro I Tre Falsi Re di Svevia , scrive:”Le parole sottolineate sono quelle da controllare perche’ e’ li’ che il cognome Mandelli e’ stato sostituito (male)con quello Calabria.Scommetto che la sostituzione del cognome e’ stata fatta non su un documento originale della famiglia Mandelli, ma su una fotocopia di esso, il che ha reso l’operazione assai piu’ semplice;se il Calabria si sente offeso da questa mia affermazione ,esibisca l’originale , oppure dica presso quale Archivio e con quale collocazione esso si trova.altrimenti come potrebbe averne fotocopia?”A parte il fatto che questa non e’ assolutamente una Bolla…ma soltanto una autorizzazione che IA Cataneus (Giovanni Cattaneo) in nome dell’imperatore Carlo V d’Asburgo rilascio’l’!.3.1540 a Francisco Mandelli Co Mandelli consiliario et Senator n.r. ossia a Francesco Mandelli, conte di Mandello, Consigliere e Senatore imperiale, perche’ prendesse domicilio nella citta’ di Como(nona riga:eligere domicilium in dicta civitate Comi)Si pregano i Lettori di munirsi eventualmente di una lente di ingrandimento e di guardare bene la prima e seconda riga :in entrambe il cognome Mandelli e’ stato sostiutito con scrittura simile ma non identica, con quello Calabria)E’ un falso ridicolo e sciocco , perche’ furono i Mandelli , antica famiglia lombarda, nota nel x secolo ad essere decorati del titolo di conte e di Signore dei feudi di Maccagno, piovera, Caorso, Pecetto, Pavone, Montorfano,fornovo e Mandelloquest’ultimo dal 962)”Il prof Pelliccioni di Poli sfidava il signor Calabria non solo a indicare dove fosse l’originale , ma chiedeva come mai i Calabria non avessero mai detto di essere conti di Mandello(probabilmente ne’ Calabria , ne’ Caspis riuscivano a leggerlo) che e’ specificato e lo sfida a dimostrare che un Calabria nel 1540 fosse conte di Mandello, consigliere e senatore imperiale(carica invece del Conte Mandello, famiglia Mandelli) .E se tale presunta bolla parla solo di titolo di conte (in realta’ del conte mandello)perche’ il Maresciallo Calabria si dichiarava conte Paladino, cosa ben diversa, risalente all’epoca di Carlo Magno?. Il prof Pelliccioni aggiunge che tutte le concessioni della famiglia imperiale Asburgo sono in copia o elencate nei grandi archivi di Vienna o di Simancas e da suoi controlli , naturalmente ne’ nell’uno, ne’ nell’altro e’ memoria di una concessione di un mai essitito 8almeno come Conte Paladino)Francesco Calabria.Per concludere questa bolla che non e’ una bolla, ma concessione e’ della famiglia Mandelli e non del Calabria”Ecco quanto scriveva e sosteneva il professore Pelliccioni , che ha atteso invano sino a diventare sordo ottantenne che il signor Calabria rivelasse l’arcano. “E’ sceso nella tomba amareggiato per essere stato condananto per insulti a Calabria , ma di aver invano richiesto che fosse fatta una indagine sia sulla manomissione delle date di Domenico Cilento , sia sulla bolla o concessione manomessa del Mandelli.”
un ex studente di Storia
Roma
11 ore fa Segnala Abuso
A pagina 20 del libro di Pelliccioni di Poli egli esibisce i certificati di due Domenico e dimostra che Cilento Francesco di Domenico e di Cuscione Mariannina e’ nato a Paola il 13 agosto 1829 (antenato del maresciallo Calabria), ma che nella geneaologia presentata dal Maresciallo Calabria, tale Domenico e moglie e’ sostituito con don Domenico Cilento di Foiano( nobile degli Altavilla). L’Atto di morte di tale Domenico emesso dall’Archidiocesi di Benevento , Parrocchia del Santissimo Rosario -Foiano di Valfortore-(BN) e chiunque puo’ chiederne copia attesta che Domenico (di Foiano)sposato a Donna Maria Girolami e’ seppellito in chiesa arcipretale, muore nel 1817, 12 anni prima del presunto figlio Francesco, da cui discenderebbe la nonna Assunta cilento(filatrice)del maresciallo Calabria.Tanto per la cronaca, scrive Pelliccioni, runo cilento (di Paola) e sua moglie Isabella Mantuano avevano anche un altro figlio Francesco, nome che ripetera’ nei Calabria e nei cilento, nato a Paola sei anni dopo il loro figlio domenico(di Paola);morto a Paola il 14.11.1874, sposato con Maria Maselli era di mestiere “conciapelle”. il prof Pelliccioni spiega che numerosi sono gli omonimi Cilento non nobili, nel sud ,e che solo i Cilento di Foiano Valforte sono di una linea degli Altavilla .i mestiori riportati di tale dinastia sono di grandissimo prestigio non solo di dottori ma di ruoli di Eccellenza e vice presidente dell’Assemblea Romana.quel domenico da cui fa nascere Francesco , padre della nonna di Calabria, non ebbe alcun figlio , ed il fratello di domenico Pietro fu battezzato dal confessore della Regina , come poteva domencio di foiano valforte avere per figlio un Francesco nato dodicianni dopo la sua morte di mestiere conciapelle e una nipote Assunta semplice filatrice?Calabria presenta la filatrice Assunta, figlia del conciapelle Francesco, rinato in terra secca della bara di don Domenico di Foiano,un morto da dodici anni, quale Sua Altezza Reale la principessa Assunta Cilento d’Altavilla , da cui fa provenire la sua titolatura di fantasia , con l’unica prova di un lenzuolo ricamato con una corona principesca , affermando che proviene dal suo corredo di sposa.”Ma come poteva la filatrice Assunta essere nipote di Don Domenico , se il padre di Assunta, Francesco Cilento,conciapelle(di Paola) e’ nato 12 anni dopo la morte di Don Domenico Cilento di Foiano Val Fortore (BN)?
ancora oggi il maresciallo non spiega l’arcano e minaccia denunce. Ma la causa che ha vinto contro il prof Pelliccioni diPoli riguarda insulti non l’oggetto del contendere ovvero le accuse di manomissione e falso documentate dal professore defunto.Il Ministero dell’interno ha valutato tali circostanze nell’emanare il decreto e che Calabria sostiene cio’ che e’ smantellato da tutte le consulte , ossia che sia stato adottato da un certo Caspis che descrive come figlio della colpa di una moglie di un inesistente Ottone , presunto erede del Barbarossa.Cosa galattica ed assurda che gli darebbe diritto a definirsi Re di Svevia ecc ecc.ecc.inutile ribadire che ad essere stati adottati araldicamente dal vecchio indigente pensionato Caspis di Bergamo erano in parecchi, tra questi anche Francesco Barbaccia, apaprtenente alla famiglia gotha mafia favoreggiatori di Provenzano , e responsabili della falsificazione dei documenti di Buscetta.Una nota a pagina 31 ( del libro i Tre Falsi Re di Svevia di Pelliccioni di Poli che parla delle follie araldiche di Caspis, Calabria, Barbaccia)osserva :”Ma se Calabria era, come osa affermare , erede della nonna Assunta , la filatrice che avrebbe trasferito le prerogative principesche spettanti ai Cilento d’Altavilla ,perche’ si sarebbe umiliato a chiedere un modestissimo titolo di Barone proprio a colui(Principe Cesare d’Altavilla Sicilia Napoli) i cui diretti ascendenti sarebbero stati privati proprio da sua nonna dei diritti loro provenienti dagli Altavilla , gia’ re di Sicilia? “
http://midifendo.blogspot.com/
BARBACCIA CONTRO “YASMIN HOHENSTAUFEN”
Il reato di diffamazione a mezzo Internet - reato informatico che ti segna la vita. Come difendersi? Ho scelto di parlarne proprio a mezzo Internet, mi difendo in modo virtuale, dopo aver depositato l’ennesima denuncia querela (reale!) presso le autorità competenti. L’unica cosa che mi consola che non sono solo tra le “vittime virtuali delle diffamazioni”, ma spero che con questo mio BLOG si smuova qualcosa: ora basta!
E magari cosi’ ….finalmente Barbaccia , falso Re di SVEViA con la falsa perizia di Lo Piccolo , e di famiglia appartenente al clan di Provenzano , la smettera’ di vendere patacche … e mutilare la Storia. il vero discendente di Federico Antiochia e’ un Antiochia, ovvero Roberto antiochia , il poliziotto ucciso dalla mafia con cui era collusa il clan Barbaccia, noto per aver falsificato persino i documenti di Buscetta!Gli hanno tolto la vita a roberto antiochia, ora anche il cognome e l’origine?
Associazione Storica Altavilla Milicia, 3 giorni fa, ore 14:55
Abbiamo letto : emanuele cilenti, 3 giorni fa, ore 19:14
Sono Emanuele Cilenti di Foiano di Val Fortore, ultimo erede di quel Don Saverio Cilenti de Hautevilleche tanta gola fa al pseudo “Principe” Calabria.
Mi vedo,costretto mio malgrado,ad entrare nella querelle per ribadire la totale estraneità dello pseudo principe, alla mia casata e per esprimere la volontà a tutelare in ogni sede i miei diritti.
Da questa sede invito formalmente il Signor Calabria a non utilizzare i miei avi come se fossero suoi e a non usurpare i miei titoli in quanto assolutamente estraneo.
5. agen, Oggi, ore 10:33
In merito al quesito posto dal dr Cilenti di Foiano di val Fortore, vero Cilenti d’Hauteville , ai sensi leggi trasparenza e’ sufficiente che il legittimo erede del casato Cilenti con un fax del documento di identita’ via fax formuli per la trasparenza una urgente richiesta di informazione . Telefonando al Ministero dell’Interno chieda se corrisponda a vero quanto asserito dal Signor Calabria, in merito al quesito posto all’avvocatessa Carmen Anna , sul predicato Cilento d’Hauteville. Ma il quesito e’ un altro.E’ suo diritto sapere , e questo puo’ farlo subito ,solo il Dr Cilenti, se corrisponda a vero che siano state manipolate le date dell’albero dei Cilento da Foiano , in quanto Pelliccioni di Poli sosteneva che Calabria avesse attribuito la nascita di un figlio, padre della nonna, a Domenico Cilento di Foiano, dopo 12 anni dalla sua morte .La sentenza contro Pelliccioni Poli che si limitava solo a condanna formale relativo ad insulti nei confronti del padre , non e’ entrata in merito alle denunce di Pelliccioni di Poli ed in particolare su presunta alterazioni di date e sulla vicenda se fosse vero o meno quanto denunciato dal prof. Pelliccioni di Poli su presunte manomissioni della pergamena di Mandelli sostituita con il nome Calabria .E’ chiaro ormai che i neo Hauteville non hanno alcun interesse a rispondere. Ma qualsiasi cittadino puo’ esigere , per la trasparenza che il Ministero dell’interno, sciolga il quesito, sottoponendo la domanda al sottosegretario ai servizi civili Aggiunta cognome o al funzionario addetto, la viceprefetto Attanasio tel 0646203723. Hanno il dovere giuridico e istituzionale di rispondere nei termini alla richiesta di chiarimento, pena la messa in mora ed esposto all’autorita’ giudiziaria , per violazione leggi trasparenza ed ostacolo all’accesso ai documenti di interesse pubblico storico collettivo.Ma e’ chiaro che solo al direto interessato, dr Emanuele Cilenti di Foiano hanno l’obbligo di rispondere , per l’autotutela del proprio cognome, anche con una lettera via fax .Se e’ vero che vi sono indagini delle Procure in corso sull’accertamento delle date e manipolazioni, solo al legittimo erede possono rispondere, tramite le indagini fatte direttamente dal Ministero dell’Interno , essendo gia’ state espletate!