Familiari Vittime di Mafia: Si intervenga sulla vergogna dei benefici alle mogli di presunti boss
“Vorremmo invitare l’attuale esecutivo a porre innanzi al Parlamento la questione sull’inopportunità di concedere l’indennizzo ed il vitalizio spettanti alle vittime del terrosismo e della criminalità organizzata, alla famiglia della moglie di un presunto boss del clan Graziano di Quindici”. Lo affermano in una nota i componenti dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia per voce del presidente Sonia Alfano. “La signora - ha proseguito il presidente dell’associazione - è figlia di un incensurato ucciso a seguito di una vendetta trasversale ed è per questo che lo Stato ha deciso, a suo tempo, di concederle i benefici spettanti ai familiari delle vittime della mafia ma essendo in seguito divenuta la moglie di un presunto boss riteniamo necessario, non solo in caso di condanna definitiva del marito ma anche nel caso in cui la sentenza dei giudici evidenzi punti di contatto con ambienti camorristici, ridiscutere sull’opportunità di concederle gli indennizzi in base alla legge 222 del novembre 2007. Il caso della famiglia Graziano non è il primo in Italia. Già ad altre famiglie vengono concessi i benefici spettanti ai familiari delle vittime di mafia pur essendo rinomatamente vicine ad ambienti mafiosi. Chiediamo che si apra una seria discussione sul problema al fine di risolvere definitivamente la questione cosi che casi di questo tipo non danneggino la credibilità dello Stato e non offendano la memoria di chi per la lotta alla mafia ha dato la vita”.










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