I Briganti, il mostro meccanico, le iene, gli alieni e gli Scappati.
Cari amici
Sono nato e cresciuto all’ombra dell’Etna ma adesso vi scrivo dalle nebbie delle Brianza dove mi sono trasferito ormai da otto anni. Mi sono dovuto separare dalla Sicilia per uno dei motivi più comuni, il lavoro. Del resto la mia è una scelta abbastanza comune da quando nel 1861 siamo caduti vittime di quei poteri forti che ancora oggi asfissiano il Paese. Il nostro destino da allora è stato segnato: a quanti non si adeguarono al nuovo regime coloniale, vuoi perchè non se la sentirono di svendere il giuramento fatto allo stato borbonico, vuoi perchè non riconobbero la validità dei vari Plebisciti, vuoi perchè schiacciati e ridotti alla fame dai nuovi dominatori; non rimase che la scelta: o Briganti o Emigranti.
I Briganti nel giro di un decennio furono sterminati, e non si trattava di ladri di passo e tagliagole, era un vero esercito di popolo con ai vertici persone che avevano servito nel Regio Esercito Borbonico e che perseguivano il legittimo fine di resistere ad un invasore. Ad essi si unirono persone comuni, contadini, borghesi i quali vollero ribellarsi all’ingiusta tassazione ed alla leva obbligatoria che toglieva alle famiglie le braccia più giovani condannandole alla fame. Dopodichè non c’è stato più freno al dominio dei nuovi padroni ed in tutto il mezzogiorno; sono stati smontati pezzo a pezzo l’industria l’agricoltura ed i commerci internazionali ed il meridione da terra che attirava immigrazione e capitali da mezza Europa è diventata la patria dell’emigrazione.
Certo qualcuno è rimasto…
C’è chi si è aggrappato ad una bella poltrona e se ne sta seduto li ad aspettare che dall’alto qualcuno muova i fili che gli permettono di muovere le braccia ipotrofiche affinchè siano tirate le leve giuste e premuti i pulsanti giusti al momento giusto…
Altri che rivendicando la loro autonomia si sono modernizzati… hanno sostituito gli anacronistici fili con dei comandi elettronici di ultima generazione che gli permettono di muovere le braccia, in questo caso diventate ipertrofiche, a loro piacimento, ma solo fino a quando non ricevono il reset superiore e fanno quello che gli viene comandato di fare…
Ci sono i rappresentanti locali di quei poteri a cui i manovratori rispondono, essi hanno occhi, orecchi, nasi, e mani in ogni dove. Sono loro i veri padroni. Di tutto. Sono loro che scelgono. Li affiancano personaggi contigui che fanno affari in nome e per conto loro. A questi ultimi è affidato il compito di nutrire le speranze del Progresso, ma in realtà esistono solo per spartirsi la preda.
C’è chi si è fatto leva, motore, pistone, insomma attuatore dei superiori comandi. Li una volta in seno alla macchina si è organizzato, sempre attento a non scontentare il manovratore, si è ritagliato il proprio spazio… può guardare al di fuori della macchina e può trovare le giuste sinergie con le iene, è questo il meccanismo giusto se si vuole aspirare a diventare un giorno manovratori e non si è nati figli di manovratore.
C’è chi è stato messo a fare da dissuasore affinchè le parti meccaniche conservino la loro perversa efficienza, vengano sostituite o quanto meno amabilmente consigliate, in modo più o meno esplicito, più o meno plateale, a non avere crisi di coscienza ed a servire il manovratore. Nel malaugurato caso che una di queste parti fosse stata montata già fallata dal germe della legalità, o dimostri di avere solo un pizzico di dignità, essa va immediatamente eliminata. Naturalmente i dissuasori godono di ampio mandato e libertà di azione, ovviamente e sempre nei limiti da loro concessi dai manovratori.
C’è chi ormai aspetta da decenni di diventare organo meccanico di grandi e piccole macchine, originali, clonate, para-qualcosizzate e/o infine partecipate. Si fa la fila per lungo tempo quasi fino all’età della pensione pur di riuscire a vendersi e ricevere la propria fetta. Ma viste le lunghe e spesso vane attese oggi si stanno facendo strada nuovi modelli di ingranaggio, esso rappresentano l’incarnazione del sogno del manovratore, essi sono disposti a pagare per vendersi.
Poi ci sono i molti che rappresentano i più schiavi tra gli schiavi, coloro che cercano di campare le famiglie alla meglio, alla giornata. Sono trattati peggio delle bestie, sono stati relegati a vivere ai margini delle città in veri e propri ghetti. Ma ad ogni scadenza elettorale da ultimi magicamente diventano i primi, il loro consenso è preteso e conteso, a loro va qualche briciola ma solo per il tempo strettamente necessario. Poi se ne possono ritornare al loro inferno quotidiano. Si arrangino e poi se vogliono possono sempre scegliere se lavorare in nero, trovare un occupazione nella filiera della bassa manovalanza della criminalità di sussistenza, e magari un giorno facendosi notare, essere assunti a più alti incarichi tra le file dei dissuasori. Oppure possono sempre emigrare.
Infine esistono persone che credono che la macchina debba rispondere agli stimoli ed ai comandi che vengono dalla forza delle leggi, siano esse leggi divine, naturali o create dagli uomini.
Che non vi debba essere l’arbitrio dei manovratori e che questi debbano sempre e comunque rispondere del loro operato e dell’operato delle singole componenti della macchina a coloro che li eleggono. E che infine siano recisi i fili di qualsiasi tipo essi siano che consentono il comando da parte dei loro supremi manovratori.
Queste persone incarnano ai giorni nostri quelli che erano gli ideali dei Briganti post unitari, dei Banditen della Resistenza, dei veri Servitori dello Stato, degli Eroi della lotta alla mafia, di coloro che si sono ribellati ai racket e di quanti altri hanno avuto il coraggio di mantenere la testa alta, la schiena dritta e di mostrare il petto di fronte ai plotoni di esecuzione.
Ed infine ci siamo noi Scappati, forse con la schiena lievemente dritta per non aspirare di far parte della macchina malsana, forse un po’ vili per mostrare il petto, ed in linea di principio contrari alla meccanica perversa, anche se poi finiamo per alimentarla. Siamo scappati solo perchè quello che cercavamo era un pezzo di pane, la realizzazione delle nostre aspirazioni professionali o forse perchè abbiamo seguito il compagno di una vita ed abbiamo deciso di mettere radici altrove.
Noi Scappati viviamo alla costante ricerca della Sicilia, e la idealizziamo, vediamo il nostro affrancamento dalla fame, la realizzazione dei nostri obbiettivi professionali, il nostro amore e la nostra discendenza, alla luce di ciò che trascende dal nostro essere siciliani. Pensiamo sempre alle scene, agli odori, ai suoni, ai sapori di quando bambini giocavamo felici ed ignoranti dei mali del mondo, oppure di quando la fame, le prevaricazioni, il bisogno di realizzarci ci hanno costretto all’esilio. Noi ricordiamo e pensiamo, a come potrebbe essere stata la nostra vita se fossimo rimasti, e a come potrebbe essere nel giorno del nostro definitivo ritorno. Pensiamo a come potrebbe essere la Sicilia se tutti noi un giorno, nello stesso giorno vi ritornassimo per scacciare coloro che la soffocano e per realizzare li finalmente i nostri sogni.
Oggi, assistendo al degrado della nostra società, al progressivo crollare delle nostre certezze, all’arroganza della nostra classe politica ed alla nostra sostanziale impotenza di fronte ai meccanismi messi in atto da questa per impedirci di scegliere da persona a persona chi ci dovrà rappresentare e chi si dovrà prendere carico delle responsabilità di governo, ci troviamo al punto di dover porre un argine contro quello che facendo già parte di un copione già scritto da gruppi di potere vogliono far passare come libera scelta democratica da parte dei cittadini. Noi cittadini rivendichiamo il diritto di scegliere quello che sarà il nostro futuro, quello che sarà l’ambiente che ci circonderà, l’aria che respireremo, il cibo che mangeremo, a noi, oggi tocca la scelta del mondo che erediterranno i nostri figli ed i nostri nipoti.
Ma come fare per riprendere in mano le redini del nostro futuro… E poi noi Scappati cosa possiamo fare… che parte possiamo avere in tutto questo. Possiamo veramente contribuire al cambiamento? E come? Visto come è stato ingabbiato il nostro voto nel meccanismo del consenso creato dai nostri politici per compiacere e meglio servire i poteri forti e tenuto sotto la tenda ad ossigeno della comunicazione di massa.
Ancora una volta la storia passa dalla nostra terra, ancora una volta il popolo siciliano ha la possibilità di dimostrare di essere lo stesso popolo che ha generato uomini e donne che sono stati fari di scienza e civiltà, imperatori, santi, poeti, scrittori, musicisti, filosofi, medici, fisici. Un popolo che nel XIII secolo durante i Vespri Siciliani è stato capace di ributtare in mare gli invasori. Oggi questo popolo è chiamato a ributtare in mare la sua classe politica, il malaffare, la mafia.
Fortunatamente oggi il popolo siciliano ha un alternativa, quest’alternativa non è figlia di accordi politici presi sottobanco al buio di riunioni notturne nelle stanze del potere, e nemmeno all’ombra dei gazebo in quella che ormai si è dimostrata la farsa delle elezioni primarie. Questa candidatura arriva dall’impegno civile per la legalità, da una storia personale segnata dal sangue di chi ha pagato con la vita. Questa candidatura si è dovuta scontrare non contro le logiche della spartizione del potere, ma contro l’esame di un ampia base di cittadini che hanno fatto domande, hanno messo a nudo i dettagli di una storia personale, e si preparano a fare altrettanto con gli uomini e le donne delle liste che sosterranno questa candidatura.
Una volta tanto non verranno pesati i candidati in base alle loro clientele ed a quanta acqua sono in grado di portare al fine di far galleggiare chi meglio rappresenta la miglior sintesi possibile dei loro interessi.
Il programma che verrà presentato non sarà quello che i cosiddetti spin doctor, i creatori del consenso, riterranno maggiormente appetibile da parte degli elettori. Ma sarà il frutto dell’elaborazione delle legittime istanze dei cittadini ed anche esso sarà oggetto di confronto con la base dei cittadini, e tutti potranno partecipare attivamente alla sua elaborazione. E soprattutto nessuno si potrà nascondere dietro un dito ma bensì qualora sbagliasse avrà contro puntati milioni di diti.
I nomi. Facciamo i nomi. Il nome potrebbe essere Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Libero Grassi, Pino Puglisi, Beppe Alfano, Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa e quanti altri sono morti come loro o insieme a loro per dare giustizia, libertà di impresa, una via d’uscita dal malaffare, o denunciarlo pubblicamente, combattere contro la politica corrotta o contro la mafia, per il popolo siciliano, italiano e per l’intera umanità.
Oggi il cambiamento ha un nome ed è quello di SONIA ALFANO.
Chi la appoggia sono in primo luogo i cittadini di tutta Italia i quali hanno visto in BEPPE GRILLO il catalizzatore delle loro legittime istanze di rinnovamento della società e della politica e si sono uniti in gruppi locali in ogni città attraverso i cosiddetti MEETUP.
In molti diranno: AH UNA PAZZA CHE VEDE MAFIOSI E MALAFFARE DAPERTUTTO ED UN SALTIMBANCO.
Bè in quanto alla pazza che vede la mafiosi e malaffare dapertutto vi sfido a dire che non lo vedete anche voi.
Ed in merito al Saltimbanco…. meglio essere un saltimbanco, avere mani e piedi liberi per saltare, che avere i fili che ti controllano e magari un bel collare elettrico per resettarti.
E noi Scappati cosa possiamo fare???
- Se siamo solo Scappati ma solo temporaneamente possiamo TORNARE in SICILIA per VOTARE SONIA ALFANO.
- Se siamo Scappati definitivamente ed abbiamo parenti ed amici possiamo telefonare, scrivere, faxare, urlare informandoli della candidatura di SONIA ALFANO ed esortandoli a VOTARE SONIA ALFANO.
- Ed infine se ci è rimasto qualche euro possiamo investirlo per il futuro della Sicilia e di tutto il Paese.
E se non siamo siciliani cosa possiamo fare???
POSSIAMO DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO MORALE, DI INFORMAZIONE ed ECONOMICO alla CAUSA perchè la realizzazione del cambiamento in Sicilia si possa espandere a macchia d’olio in tutto il Paese.
Etneo difficilmente omologabile










Ti abbraccio forte forte, non virilmente ma con tanta tenerezza. Forse non te ne sei accorto, ma le tue sono le parole di un esiliato. Perchè è a questo che ci hanno ridotto:ad essere esiliati, chi nella propria terra, chi fuori, noi portatori sani del morbo dell’onestà. Oggi provare a cambiare non è una scelta ma un obbligo, un dovere, se non per noi, per le generazioni future.
CREDIAMO IN SONIA PER CREDERE IN NOI STESSI.
Politica e poteri forti. La classifica dei 50 blog più temuti al mondoNella top ten anche il comico genovese Beppe GrilloPubblicato il 10/03/08 in Scienze e tecnologie|TAG: blog, observer, informazione, internet, web
I 15 blog più potenti al mondo
The Huffington Post
Boing Boing
Techcrunch
Kottke
Dooce
Perezhilton
Talking points memo
Icanhascheezburger
Beppe Grillo
Gawker
The Drudge Report
Xu Jinglei
Treehugger
Microsiervos
TMZ
Nati come diari di bordo virtuali, i blog stanno oggi vivendo il loro periodo d’oro. Anzi, di platino. La loro voce non è mai stata più squillante, libera e autorevole.
Solo recentemente lo statunitense Drudgereport.com ha smascherato la presenza del Principe Harry in Afghanistan, top secret per i media britannici. Dall’Italia Beppe Grillo ha invitato i “fratelli tedeschi” a invadere l’Italia, liberando così il Paese da una classe politica che il comico è arrivato a definire “rifiuti tossici”. Proprio Beppe Grillo si è collocato al nono posto nella classifica del settimanale inglese “The Observer” sui 50 blog più influenti del mondo.
A ottenere il primo posto è stato The Huffington Post, il giornale virtuale della giornalista Arianna Huffington. Nel 2005 la columnist più potente d’America decise di mobilitare ricchezze e conoscenze mediatiche per creare un blog, oggi tra i più seguiti del mondo grazie soprattutto alle sue “firme”: non solo quelle di editorialisti di professione ma anche di celebrità amiche (e non retribuite) come John Cusack, Alec Baldwin o Steve Martin.
Medaglia d’argento per Boing Boing, un grande contenitore di video, curiosità e notizie focalizzate principalmente sul mondo della tecnologia. Lanciato nel gennaio del 2000, questo giornale virtuale ha oggi un’enorme influenza sullo stile e gli idiomi dell’arte del blog.
Al terzo posto Techcrunch, un punto di riferimento per internet e dintorni che ha iniziato a pubblicare post nel 2005. Il blog ha portato al suo fondatore Michael Arrington grande celebrità e un buon numero di conferenze in tutto il mondo.
Il nono posto, come già anticipato, se lo è accaparrato Beppe Grillo con il suo celeberrimo blog in lingua italiana aperto al mondo. The Observer ricorda il suo “Fratelli tedeschi, dichiarateci guerra!” e il tam tam internettiano da lui promosso in occasione del riuscitissimo – nonostante l’indifferenza di stampa e tv italiane - V-Day.
“The Observer” dovrebbe però chiarirsi le idee sulla politica nostrana. “Grillo’s name for Mario Mastella, leader of the Popular-UDEUR centre-right party, is Psychodwarf”. Peccato che l’appellativo di psiconano sia rivolto a un altro celebre leader, Silvio Berlusconi. Di certo non a quello dell’Udeur, che di nome fa Clemente.
Con buona pace dei mass media tradizionali, i post diffusi attraverso la Rete sono molto più di semplici commenti lasciati quasi per noia dagli internauti: riescono a orientare le scelte elettorali negli Stati Uniti, lanciano nuove mode, possono incoronare nuove star o distruggere la reputazione di quelle già esistenti.
Grazie anche a servizi come Myblog che permettono di gestire un blog gratuitamente e con grande semplicità, ogni giorno, nel mondo, nascono 120 mila nuovi diari su internet. È solo una delle molte facce del web 2.0, la nuova frontiera dell’informazione democratica e allargata: ben 13,6 milioni di italiani si collegano alle community virtuali; gli internauti nel 2007 sono aumentati del 23%. Il popolo di internet aumenta in modo vertiginoso anche in Italia, mentre il Belpaese è ancora arretrato sotto il profilo della banda larga e dell’e-commerce. La pubblicità sul web nel 2007 è parallelamente lievitata del 43,4% e prendono sempre più piede le metodologie legate specificamente ai meccanismi delle community.
VAI BEPPE SEI TUTTI NOI!
Sono nato nel 1908, come dite voi,in esilio e sono morto già da molti anni.Terzo di 3 fratelli nati i primi 2 a Palermo, non tornerò nella mia terra ormai neanche da morto.Ebbene la storia della Sicilia dal 1861 come la racconta nalya è esattamente la storia della mia famiglia.Costretti ad allontanarci dalla Sicilia per le vessazioni dei piemontesi,dispersi in varie regioni dell’Italia,noi Alfano non abbiamo trovato pace,come non l’hanno trovata nemmeno quelli che sono rimasti.Eppure la nostra discedenza per secoli aveva pacificamente vissuto sotto le dominazioni normanna,sveva e spagnola.
Io, dopo aver servito per una vita lo stato italiano e da questi ripagato con la peggior moneta,sono morto,lasciando ai miei discendenti una situazione senza speranza che li porterà ad andare ancora più lontano da quest’Italia dove ormai viene istituita una forma di schiavitù indegna del genere umano.
Chi deciderà di rimanere dovrà accettare di combattere una battaglia senza quartiere per il resto della sua vita contro il mostro meccanico di nalya,dentro e fuori la Sicilia.
I briganti, le iene …. e gli scappati.
Non sono perfettamente d’accordo con quanto espresso nell’articolo perche’ non si fa nessun riferimento alle numerose proteste/rivoluzioni manifestati all’epoca dei borboni. Se si stava cosi’ bene c’era proprio bisogno delle rivolte? Ho qualche dubbio sul messaggio trasmesso dal nostro amico ‘Scappato’, sebbene io stesso sia uno scappato. Al di la’ del preambolo, poco significativo ai fini del dibattito, penso che la situazione politica e sociale siciliana nella sua particolarita’ esprima il peggio di quella italiana. I vari politici attualmente al governo, sono stati votati dallo stesso popolo siciliano. Quindi, invece che essere ributtati a mare questi vengono addirittura scelti per governare. Il contesto storico dei Vespri e’ nettamente diverso: i siciliani avevano goduto dell’ottima amministrazione praticata dai re normanni, quando Carlo I d’Angio’ invase il regno delle due Sicilie. Non sperare in un moto di orgoglio perche’ i Siciiani non sanno piu’ cosa sia una buona amministrazione, ed e’ per questo che si affidano a chiunque venga appoggiato dai poteri forti centrali.
Comunque vada, io capisco il tuo attaccamento alla nostra terra ed anch’io la idealizzo e la sogno ‘bellissimamente perfetta’ nonostante siano trascorsi 20 anni dal primo giorno di esilio. Accolgo con piacere il vostro suggerimento per le elezioni e mi propongo di consigliare la candidata Sonia Alfano ai miei parenti rimasti nella terra amata.
[…] della gente di andarsene dal Paese d’origine.Se e’ stato possibile per i Gallesi, per i Siciliani, per gli Spagnoli e gli abitanti del New Jersey abbandonare la propria terra per Londra, Milano, […]
[…] Paesi Poveri“, continuava il Journal, “dipendono dalle esportazioni di al massimo tre beni primari […]