Pietro Salamone

Salve, mi chiamo Pietro Salamone, nato a Monreale (PA) il 25 giugno del 1967 da Filippo (impiegato AMAT – Azienda trasporti di Palermo) e Mimma (casalinga), sono un single impenitente che ama la propria casa, la lettura, il jazz ed il buon vino. Non ho figli, ma sono un punto di riferimento (soprattutto per i regali), per i miei nipoti, che ovviamente adoro.
Mio padre lavorava (adesso è in pensione) e mia madre ha avuto il compito di educare me e mio fratello Ezio di due anni più piccolo; ho ricevuto un educazione del tipo: “…non si parla mentre si mangia”, “…saluta (bacia) il nonno”, “…dopo pranzo la gente riposa ed in casa non deve volare una mosca”; ed inoltre una montagna di “per favore”, “…scusi”, “…grazie” e “…prego” che messi in fila avrebbero di gran lunga superato il Nilo; ma non sono stati solo ordini perentori né un tentativo di plagio, crescendo sono stato sensibilizzato alla cura della natura, alla difesa dei più deboli e soprattutto al rispetto delle idee altrui.
La mia infanzia, che ricordo felice (per gli appassionati di S. Freud), è stata segnata dal “Carosello”, deliziosa rassegna di cortometraggi pubblicitari che andava in onda alle 20.30 e che aveva l’antipatico compito di scandire la fine della mia giornata.
Sono sempre stato molto curioso e anche mio padre (lo ha confessato parecchi anni dopo) aveva meditato di sopprimermi durante il periodo in cui tutti i bambini chiedono il perché ed il per come di ogni cosa…un giorno la maestra-suora dell’asilo pensò bene di interrompere con uno schiaffo la mia ennesima richiesta di chiarimenti, compromettendo il mio rapporto con la Chiesa: cambiai scuola. Negli anni a venire ho avuto modo di apprezzare l’operato di tanti preti e di tante suore.
Oltre alla maestra delle elementari (donna appassionata ed intelligente), devo tanto alla professoressa di italiano delle superiori, perché fu colei che, mi trasmise la sana abitudine di leggere (almeno) un quotidiano al giorno (avete sorriso, vero? Ma a me piace pensare che il quotidiano si chiami cosi perché si legga ogni giorno), e che mi insegnò ad avere un approccio distaccato e critico nei confronti dell’informazione. Avevo 15 anni ed i media erano ancora relativamente affidabili; molte testate giornalistiche o televisive non si erano ancora piegate al dio denaro della pubblicità ma soprattutto non erano in mano ad editori impegnati in ambito imprenditoriale o ancor peggio politico.
Trascorsa l’infanzia, l’adolescenza e la prima gioventù, durante gli esami per il conseguimento della maturità ho avuto il primo vero contatto con la vita reale ed il mondo degli adulti: terminata la mia interrogazione ed incassati i complimenti dell’intera commissione, sollecitato (opportunamente?) dal presidente, mi lancio (con educata e pacata veemenza) in una critica senza quartiere nei confronti del sistema scuola. Ho affrontato tematiche quali la scarsa capacità di aggiornamento di alcuni docenti, l’inadeguatezza delle strutture e la conseguente mancanza di aule destinate all’approfondimento della fisica della chimica e dell’informatica, la palestra rimasta inagibile nei secoli dei secoli, nonché un viaggio d’istruzione organizzato in luoghi lontani, senza tenere conto che molti di noi non conoscevano le meraviglie della nostra terra…ho rischiato grosso. Mi raccontarono in seguito che volevano la mia testa e che solo cinque anni di percorso formativo impeccabile evitarono il peggio. Mi valutarono con 47/60, ero distrutto!!! Non era possibile!
I miei genitori mi avevano insegnato che, in maniera educata, potevo dire tutto ciò che pensavo a chiunque e, maestri e professori, tra tanti precetti, mi avevano instillato la convinzione che la critica costruttiva fosse sempre un bene…erano tutte cazzate???
Mi iscrissi alla facoltà di ingegneria con tanta voglia di riscatto; sostenni e superai alcune materie del biennio, ma non riuscii a terminare gli studi: la Regione Siciliana reclutava “…tecnici esperti per l’istruttoria delle pratiche di sanatoria” (una delle tante), io esperto non ero e continuo a non esserlo ma tecnico geometra si, ed ebbe l’ardire di assumermi. Era il 1989 diventai un dipendente della Regione Siciliana con la qualifica di assistente tecnico geometra (sostituita poi con il più altisonante, funzionario direttivo).
Dopo un breve periodo al Genio Civile sono stato trasferito all’Assessorato regionale cooperazione commercio artigianato e pesca, erogando ogni tipo di contributo alle imprese; da qualche mese sono al Darc dei Beni Culturali, il Dipartimento che si occupa di architettura e di arte contemporanea in Sicilia. Dall’interno dell’Amministrazione, da testimone oculare (siamo 18.000 sig!), ho avuto un posto privilegiato per assistere:

  • alla lentezza della macchina burocratica, inadeguata alle richieste di un utenza sempre più esigente;
  • allo sperpero di risorse che altrimenti impiegate avrebbero sortito effetti migliori;
  • alla distribuzione di incarichi, consulenze e prebende elargite, spesso senza criterio;
  • alla rovina della nostra economia, complice in molti casi una classe politica miope se non addirittura cieca;

Potrei continuare e riempire pagine intere ma vi annoierei con argomenti che già ben conoscete.

40 anni non possono essere narrati in due paginette appena sufficienti per rappresentare poche e salienti circostanze che, come nella vita di ognuno, possono formare un individuo: quello schiaffo, buscato per la mia insolente curiosità, non ha mai indebolito la voglia di conoscenza…i precetti dell’insegnante mi hanno sempre spinto a ricercare la verità, anche quando velata da una informazione drogata…l’immeritato esito della maturità, prodotto da un innato senso di schiettezza e sincerità, ha scaturito quel senso di “giustezza” che ho sempre perseguito anche a costo di risultare impopolare.

Ho mosso i primi passi nella politica partecipando alla consulta giovanile di Monreale, eravamo espressione di partiti politici, associazioni di categoria ed associazioni culturali; già da allora avrei dovuto capire che qualcosa non funzionava e che mancava la voglia di formare la nuova classe politica: il provvedimento sul quale lavorammo e, che per statuto, il Consiglio comunale avrebbe dovuto esaminare, non approdò mai in aula.
Parecchi anni dopo mi avvicinai al gruppo dei DS (democratici di sinistra) di Monreale e nel 1999 mi candidai per il consiglio comunale senza però essere eletto. Nel 2004, dopo avere aderito al movimento Italia dei Valori, mi ricandidai senza successo. Per le elezioni regionali del 2006, il movimento di Di Pietro, con altri partiti della sinistra, presentò una lista unitaria dal nome “Uniti per la Sicilia”, non condivisi la scelta (anche se necessaria per superare lo sbarramento), ma quell’anno con le primarie il centro sinistra contrappose Rita Borsellino al Governatore uscente Totò Cuffaro. Decisi quindi di collaborare ai “cantieri” per la stesura del programma elettorale.
Negli ultimi anni il linguaggio della politica appare sempre più incomprensibile e lontano dalla gente. Non si parla più di problemi veri né tanto meno di possibili soluzioni. Non sono più priorità la questione morale, l’antimafia ed il conflitto di interessi. La casta difende se stessa e si disinteressa dei cittadini.
Ecco perché mi ritrovo a condividere, con un gruppo di gente vera, il progetto degli “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente”.

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