Luciano Savasta

Ciao, sono Luciano Savasta.
Sono nato a Catania il 30 Luglio 1976, secondo di quattro figli di una famiglia modesta ed unita dal rispetto per la legalità e dall’amore reciproco.
Ho studiato fino al diploma di maturità come perito chimico, ma dopo diversi colloqui di lavoro andati male ed il servizio di leva, ho deciso di seguire dei corsi di informatica per fare il programmatore, che è quello che -a tutt’oggi- faccio da quasi 10 anni.
Molto importante per la mia formazione è stato, oltre alla mia famiglia, l’aver frequentato la parrocchia di Zia Lisa (un quartiere limitrofo al mio) che, oltre a cercare di evangelizzarmi, mi ha fatto cominciare a vedere le cose “al di là del mio naso” ed a coinvolgermi nelle attività di volontariato, perlopiù rivolte ai bambini ed ai ragazzi “a rischio”.
Nell’ambito di questa parrocchia, ho recitato per molti anni una piccola parte nel dramma sacro “Il martirio di S. Agata”, di Don Piero Sapienza.
Ho cominciato a frequentare i “Grilli dell’Etna” successivamente al V-Day, in occasione dell’operazione “Fiato sul collo” (prima che il Sindaco si dimettesse per prendere un posto al Senato, lasciando Catania indebitata per più di 1.000 milioni di euro!) e di qualche manifestazione ambientalista (conoscevo Beppe Grillo, ma non più di tante altre persone). All’inizio pensavo fosse un gruppo da frequentare ogni tanto, poi le cose si sono intensificate e più mi informavo, più vedevo, più partecipavo, più capivo, più sono arrivato a comprendere che dove ci sono i “Grilli” è come se ci fosse un dottore con un defibrillatore, che grida: “Libera!”, cercando di rianimare questa società dal suo stato comatoso.
Vivo in un quartiere popolare, dove i problemi non mancano.
Le strade, come nella maggior parte di Catania, hanno molte buche; molto vicino a casa mia c’è una sala giochi (o come si chiama legalmente, un “centro ricreativo”) dove delle persone (…) che lo frequentano dalla mattina alla sera (ma soprattutto girano la notte) da un giorno all’altro spuntano con la macchina nuova e la posteggiano puntualmente in mezzo alla strada.
La mattina vedo le prostitute nigeriane che abitano nel mio quartiere, andare a piedi verso la strada Catania-Gela che dista meno di un chilometro.
Le forze dell’ordine, non conoscono le strade del mio quartiere perché non ci vengono quasi mai (tranne che per arrestare qualcuno).
Il traffico si porta via ogni giorno circa 2 ore della mia vita, perché ci sono sempre lavori in corso, piazze e strade chiuse (e, se riaperte, rabberciate alla meno peggio).
La mia è una città dove si spendono milioni di euro per parcheggi scambiatori completati e lasciati chiusi, mentre l’illuminazione pubblica è invece assolutamente assente in alcune zone.
Ho detto che vivo a Catania.
E’ più corretto dire che sopravvivo.
Sopravvivo tutti i giorni sperando che facendo qualcosa nel mio piccolo, comportandomi bene, rispettando le regole, qualcosa possa cambiare.
Ma ogni giorno vedo che le cose non cambiano, anzi vanno sempre peggio: i ragazzini che prima giocavano con me a calcetto frequentano il cd “centro ricreativo” e quelli che sono un po’ più grandi di me fanno ogni tanto una “capatina” a Bicocca (il carcere).
Parlando con le persone sento sempre dire: “Ci vulissi ‘na rivoluzioni!”, per non dire -come spesso si sente- cose più drastiche…
Ecco le motivazioni che mi hanno spinto a credere in questo movimento: fare una rivoluzione in maniera legale; gridare “Basta!!” più forte di quanto io non possa fare da solo; dare una scelta alternativa e concreta alle persone che pensano invece che bisogna andarsene (o addirittura scappare) da qui, ma soprattutto dare una alternativa alle persone che -come me- ogni volta che votano provano un grande disgusto nel comprendere di alimentare un cancro che sta letteralmente consumando la nostra bellissima Sicilia.


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