La prova definitiva dell’accordo più o meno sottobanco tra maggioranza ed opposizione al Parlamento siciliano sarà data a settembre quando il Presidente dell’Assemblea Regionale, Francesco Cascio, convocherà l’aula per votare la norma che assegnerà il novantesimo seggio dell’ARS al PD. La spiegazione ad una tale scelta, che non discende certo dall’interpretazione della legge elettorale che assegna il seggio al “candidato presidente miglior perdente”, ovvero Sonia Alfano, la si può trovare ponendosi un semplice quesito: Perchè la maggioranza di governo dovrebbe accordarsi con il PD per assegnare quel seggio ad un partito che rappresenta comunque l’opposizione? Se il Partito Democratico facesse una vera ed autentica attività d’opposizione, la maggioranza non avrebbe un solo valido motivo per preferire loro a noi. E’ quindi chiaro, per i pochi che non se ne fossero ancora accorti, che il Governo Lombardo ed il Partito Democratico siano in armonioso accordo su tutto quel che riguarda la politica regionale; nomine, leggi, spartizione di risorse e poltrone e, naturalmente, sul novantesimo seggio. In una situazione così comoda è naturale che non si voglia far varcare la porta del palazzo ad una persona che, come gli onorevoli siciliani hanno imparato a capire, farebbe una vera e sana opposizione come nel caso di Sonia Alfano.
Ciò che desta ancor più stupore è constatare la totale cecità degli inquilini di Palazzo dei Normanni di fronte al fermento che ruota intorno ai grillini ed a Sonia Alfano. Se alzassero per un attimo il naso dalle loro incombenze di clientelismo quotidiano si accorgerebbero dell’attenzione e della fiducia crescente intorno al “nuovo” che Sonia Alfano rappresenta.
L’ufficio stampa della “grillina” è ogni giorno subissato da richieste di interviste, dichiarazioni, partecipazioni a trasmissioni e dibattiti da parte della stampa estera e da moltissime testate della c.d. “stampa libera” (quasi del tutto assente in Sicilia grazie al latifondista della stampa Mario Ciancio). La gente ci ferma per strada, ci ringrazia, ci chiede quali saranno le prossime mosse per poterne prendere parte, ci dedica tempo e risorse oltre alle 70.000 preferenze raccolte alle ultime regionali.
Vogliono fare la guerra con noi?
Noi stiamo già sfregandoci le mani e lavorando, oltre che al ricorso al TAR, alla conferenza stampa, che sarà indetta nel giorno dell’assegnazione del seggio, durante la quale presenteremo gli scempi, le sentenze della Corte Costituzionale mai applicate, le liste dei parenti degli onorevoli assunti nelle amministrazioni delle quali anche i giornali più attenti sono allo scuro perchè tenute ben nascoste dal palazzo, gli ammanchi al bilancio ripianati in modo “fantasioso” del Parlamento siciliano, operati in pieno accordo tra maggioranza ed opposizione. Tutte informazioni che i giornali non hanno (o magari non hanno dato). Credono che tenere Sonia Alfano fuori dall’ARS sia la soluzione più efficace per arginare il “pericolo”. Non hanno invece capito che il perseverare su questa strada non farà altro che innescare una bomba atomica che esploderà tra le loro stesse mani.
Ecco un quadro della situazione tratto da CENTONOVE del 29.08.08 a firma di Daniele De Joannon:
Il nodo della novantesima poltrona a Sala d’Ercole verrà sciolto a settembre, quando il presidente della Commissione Verifica poteri, che è anche il titolare dell’Assemblea regionale, Francesco Cascio, deciderà di convocarla. Nonostante sul sito dell’ARS non risulti alcunché sull’attività dell’organismo che “esamina le elezioni di ciascun deputato, deliberandone la convalida (relazionando al Presidente dell’Assemblea) in caso di contestazione”, la commissione composta da Giuseppe Gilberto Arena. Alberto Campagna, Antonino D’Asero, Baldassarre Gucciardi, Giuseppe Laccoto, Raimondo Luigi Bruno Maira, Filippo Panarello, Salvatore Termine e Vincenzo Vinciullo ha già deciso. E la scelta ha un sapore bipartisan che un tempo si sarebbe definito consociativo. L’ultimo seggio, infatti, andrà al Partito Democratico. Una mossa che però, per essere attuata, richiede la votazione di una norma ad hoc, visto il vuoto legislativo. Non era infatti mai capitato che un candidato alla presidenza, ovvero Anna Finocchiaro, decidesse di abbandonare la poltrona che tocca a chi ha ottenuto il miglior risultato dopo il vincitore, come prevede lo statuto. Statuto, che non contempla il caso e che potrebbe aprire le porte, limitando la scelta ai candidati presidenti, a Sonia Alfano, candidata per i grillini e forte di più di settanta mila voti. Per questo la commissione, cui tocca decidere, vuole varare una norma che risolva la questione tagliando fuori il terzo incomodo. Poi, sarà un problema interno del centrosinistra il conferimento del seggio. Perchè gli aspiranti d’area sono quattro, tutti agguerriti e con differenti motivazioni. Apre la lista Rita Borsellino, che pur non essendo del PD era numero due nel listino di “Finocchiaro Presidente” e proprio per questo ritiene le tocchi la poltrona. Segue, poi, Bernardo Mattarella, che invece detiene il miglior resto di tutti, e che quindi, in assenza della norma che limita i giochi ai candidati presidenti, sarebbe andato a sala d’Ercole. Infine ci sono Nello Lentini di Siracusa, anche lui nel listino ma con più diritti (ritiene) perchè del PD, e Giuseppe Spampinato, forte del numero di preferenze personali conseguite, che supera quello di Mattarella.
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